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Quando lavoro fa rima con inclusione. Incontriamo 2 disability manager

  • Giovedì, 05 Settembre 2019
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Quando lavoro fa rima con inclusione. Incontriamo 2 disability manager

Serena Mingolla intervista Rodolfo Dalla Mora, disability manager e presidente di SIDiMa (Società Italiana Disabiliy Manager) e Domenico Tridico, responsabile, educatore e disability manager a Bologna della pizzeria d'asporto Il Monello.

Abbiamo parlato di disability manager, questa nuova figura professionale prevista dal Libro Bianco sul Welfare grazie alla quale sarebbe possibile promuovere contesti di lavoro accessibili e inclusivi. Per passare dalla teoria alla pratica, abbiamo voluto anche incontrare due professionisti dell’inclusione che, da anni, si occupano sul campo di facilitare la vita e il lavoro delle persone con esigenze speciali.
Il primo che incontriamo è Rodolfo Dalla Mora, innovatore quasi dalla nascita, si occupa di accessibilità e inclusione sociale da 35 anni: prima ancora della laurea in architettura, a 19 anni progettava la sua prima casa accessibile da perito industriale.
Oggi è presidente di SIDiMa - Società Italiana Disabiliy Manager -  e disability manager da oltre 10 anni presso l’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza in provincia di Treviso.
“L’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza si occupa prettamente di riabilitazione e consta di circa 130 posti letto divisi tra medicina fisica riabilitativa e riabilitazione cardiologica e pneumologica. Ho conosciuto la struttura per caso, oltre 15 anni fa, come paziente. Da lì è nata una collaborazione per l’apertura di uno “Sportello senza barriere” rivolto ai pazienti ricoverati, ai familiari, all’utenza e aziende esterne per la consulenza e l’adattamento degli spazi domestici legati all'accessibilità”.
Oggi, attraverso un servizio che si è affinato con gli anni, Rodolfo è responsabile dell’ufficio accessibilità e CAAD Centro per l’adattamento dell’ambiente domestico.
“Lavoro in reparto – ci spiega Rodolfo Dalla Mora - con i medici, i fisioterapisti e mi confronto con loro per cercare di adattare la casa del paziente in funzione del processo riabilitativo personalizzato, adattandolo al singolo caso, in modo che la persona che viene dimessa possa trovare nella propria abitazione il giusto grado di accessibilità e di autonomia”.
Il servizio offerto dall’Ospedale Riabilitativo è completamente gratuito ed è aperto sia agli utenti dell’ospedale che agli utenti esterni.
“Le persone che vengono da noi – continua Dalla Mora - spesso sono persone molto giovani che hanno avuto un trauma rilevante a livello spinale o hanno una disabilità permanente. Il loro processo riabilitativo può durare anche mesi. Il mio compito è quello di rapportarmi con loro, con i famigliari ma soprattutto con i fisioterapisti e con gli operatori sanitari per mettere in atto delle strategie funzionali al caso specifico. Iniziamo insieme un percorso che ha vari aspetti: insegno loro a salire e scendere dalla macchina, ad adattare la casa, li supporto nel prendere la patente e nel ricercare una rete territoriale che possa affiancarli una volta usciti dall’ospedale”.
“Il paziente arriva che non è in grado di fare nulla perché in uno stato di disabilità “non trattata”, recupera durante il processo di cura e addirittura lo dimettiamo con la patente di guida. Ridiamo una nuova vita alla persona”.
Della Mora si occupa di accessibilità anche per la Provincia di Treviso che ormai da anni ha valorizzato il suo approccio a vantaggio di una ampia fascia di popolazione. Ci sono poi anche realtà molto più piccole che si basano sul management della disabilità: il secondo disability manager che incontriamo è Domenico Tridico – responsabile ed educatore (e disability manager sul campo) a Bologna della Pizzeria da asporto Il Monello – una bottega speciale. In questa innovativa realtà lavorano 4 ragazzi con disabilità psicologica che svolgono dei tirocini formativi retribuiti.
Domenico ci spiega che la disabilità può dare di più all’ambiente di lavoro “soprattutto alle persone cosiddette normali, che poi normali non sono perché tutti noi abbiamo delle grosse fragilità, ma nessuno ce le certifica e ce le dichiara. Farebbe bene a tutti capire come guarda il mondo una persona disabile e le difficoltà che ha”.
Il Monello è una realtà con le sue regole e i suoi principi grazie ai quali tutti sono uguali e non hanno difficoltà a dire la loro e a sentirsi parte della squadra. “Ogni mattina – ci racconta Domenico - quando arriviamo in pizzeria facciamo un momento di incontro. Ci mettiamo in cerchio e ognuno può raccontare le difficoltà incontrate il giorno prima mentre si lavorava ma anche nel resto della giornata, in famiglia. Ne parliamo tutti insieme e cerchiamo di vedere il problema da diverse angolature per poterlo superare”.
Ci sono naturalmente alcune difficoltà: “questi ragazzi sono cresciuti con una etichetta importante, alcuni sentono di essere uno scarto della società, di dover stare sempre agli ultimi posti, ma l’esperienza del lavoro è terapeutica e restituisce loro un ruolo e molta motivazione”.
Perché, ci chiediamo, di realtà come Il Monello ce ne sono così poche? “Perché non c’è una vera educazione alla disabilità – secondo Tridico in molte realtà il disabile è ancora parcheggiato, molto spesso dipende dalle stesse famiglie che lo vedono come l’eterno bambino da difendere. Non è raro che gli vengano precluse molte autonomie e molte scelte che lui stesso sarebbe in grado di prendere. Dal punto di vista degli imprenditori, invece, manca una prospettiva diversa dove accanto alla logica del profitto ci sia una etica che mette al centro gli esseri umani e tenda la mano a qualcuno a cui è stato negato un diritto”.
Nonostante le difficoltà e le barriere culturali, là dove il contesto lo permette e le competenze ci sono, la realtà di questi due esperti della inclusione testimonia che è possibile conciliare lavoro e disabilità, creando qualcosa di speciale per tutta la collettività.

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