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Lo psicologo 2.0: salute, benessere e nuove tecnologie

  • Martedì, 08 Gennaio 2019
  • Autore: Serena Mingolla
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Lo psicologo 2.0: salute, benessere e nuove tecnologie

Intervista a David Lazzari Responsabile dell'UOC di Psicologia presso l'Azienda Ospedaliera S.Maria di Terni, Esecutivo Nazionale Ordine Psicologi, Presidente Ordine Psicologi Umbria e Docente presso le Università di Perugia, Torino e L’Aquila.

La Legge 3/2018 di riordino delle professioni sanitarie ha dato una nuova, moderna identità agli Psicologi italiani, affermando il principio che la salute di donne, uomini e bambini, è globale, e non frazionata in compartimenti solo biologici. Importanti riconoscimenti, quindi, che arrivano alle porte dei 30 anni di istituzione della professione dello Psicologo (1989-2019). Ne parliamo con David Lazzari.

Lo psicologo ha un nuovo ruolo nel SSN: perché finalmente si è riconosciuta la visione olistica mente-corpo dell’essere umano, o perché la salute mentale degli italiani peggiora?

Confermerei entrambe le ipotesi. Sicuramente il riconoscimento ottenuto è l’esito di un processo scientifico e sociale che nel corso degli anni ha portato al passaggio da una divisione netta tra il campo della medicina e quello della psicologia, alla visione odierna che sottolinea l’allitterazione tra il corpo e la mente e quindi l’importanza della dimensione psichica, sia per avere buoni equilibri adattativi nella vita che nei processi di cura. Questa evoluzione ha portato al riconoscimento di pratiche e attività psicologiche come attività sanitarie, direttamente legate alla salute. Poi è anche vero che, oggi, la complessità del mondo moderno ha aumentato il disagio psicologico, adattativo, relazionale, individuale e ha reso la psicologia più necessaria per ambientarsi e vivere meglio.

Anche se vi siete battuti per questo riconoscimento “sanitario” uno dei messaggi della Giornata Nazionale della Psicologia (10 ottobre) è stato che “lo psicologo è mediatore di positività, non va collegato esclusivamente alle patologie”. Non è una contraddizione? Il messaggio non va in direzione opposta perché la psicologia come scienza, e lo psicologo come professione, non nascono legati alla patologia ma alla comprensione di come l’essere umano funziona. La nostra prima missione è promuovere il benessere e la salute, quando questi due elementi sono compromessi, la seconda missione è ripartiva e curativa.

Ci sono molte professioni accanto allo psicologo che vogliono occuparsi della mente. Qual è la differenza?

Farei una netta separazione tra benessere generale e salute. Tanti professionisti, dall’insegnante all’avvocato, oppure tante attività (come lo shiatzu, lo yoga e così via) concorrono in vari modi al benessere. Ma le attività di ambito psicologico, come abbiamo detto, riguardano la salute e sono riservate a professionisti riconosciuti; lo psicologo ha un percorso di studio lungo, almeno 6 anni, 10 se è psicoterapeuta: sono percorsi che prevedono la conoscenza di se stessi e utilizzano strumenti relazionali e strategie nelle varie situazioni per migliorare la consapevolezza psicologica delle persone rispetto alle diverse situazioni di vita. Bisogna stare attenti alle tante imitazioni della professione psicologica che creano confusione tra le persone, come i “counselor”, che non hanno la preparazione adeguata per occuparsi di salute.

Che ruolo avrà lo psicologo nel nuovo Piano Nazionale della Cronicità?

Il modo di gestire la malattia cronica dipende da fattori di tipo psicologico, da come la persona la vede e la vive, dalle sue relazioni con familiari e sanitari. È quindi necessario che lo psicologo sia nel team assistenziale e questo è finalmente previsto dal Piano Nazionale Cronicità del 2017. Ora stiamo lavorando con Ministero e società scientifiche per presentare proposte alle Regioni che aiutino a concretizzare questa esigenza.

L’innovazione tecnologica sta cambiando l’approccio alla psicologia, cosa pensa delle prestazioni psicologiche online?

Abbiamo recentemente realizzato delle linee guida per riflettere su questi temi e regolare questo tipo di procedure che possono aiutare molte persone. Credo che l’uso delle nuove tecnologie sia ineluttabile e ci sono ricerche che ne dimostrano la efficacia. Ovviamente, si tratta di una transizione che non sostituisce ma affianca la consulenza tradizionale e che, oltre alle enormi potenzialità, mostra anche una serie di rischi. Come le tecniche psicoterapiche, anche le prestazioni online non funzionano per tutti, quindi ci vuole sempre il criterio della appropriatezza.

Progetti per il 2019?

Nel 2019 la professione dello Psicologo compie 30 anni. In occasione di questo trentennale, l’Ordine degli Psicologi organizzerà una serie di iniziative per far conoscere adeguatamente la professione e la psicologia ai cittadini affinché possano servirsene per capire meglio la vita di tutti i giorni.

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