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Influenza quando meno di un capello ti mette a letto

  • Lunedì, 24 Dicembre 2018
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Influenza quando meno di un capello ti mette a letto

Articolo di Matteo Spedicato, studente in Medicina presso l'Università degli Studi dell’Aquila Componente area “Salute Pubblica” – SISM L’Aquila.

Influenza è un termine arcaico, legato al concetto che gli astri e le rigide temperature potessero influenzare questa epidemia tipica dei mesi invernali. Oggi sappiamo che ciò che mette a letto ogni anno milioni di persone sono alcuni virus noti come Influenza Virus umani. Senza entrare troppo nel dettaglio questi virus appartengono alla famiglia degli Orthomyxoviridae ed hanno un diametro di circa 100 nanometri, pari a 0.0000001 metri. Per semplificare un po’, diciamo che ci vogliono circa 10 virus per formare il diametro di un capello. I ceppi più importanti per l’uomo sono A, B, C e la loro trasmissione è tramite aerosol. Febbre, astenia, mialgia, tosse e così via sono i sintomi con cui il corpo ci fa capire che è ora di stare un po’ più “al caldo”. Ad oggi non esiste una terapia efficace contro l’influenza. Sono, invece, disponibili delle semplici norme igieniche e la profilassi vaccinale, proposta ogni anno ad alcune categorie di pazienti i quali potrebbero avere delle complicazioni post-influenzali anche di una certa rilevanza. Le industrie farmaceutiche hanno immesso sul mercato dei farmaci che controllano i sintomi influenzali che ho citato nelle righe precedenti. Questi farmaci costituiscono, appunto, la terapia sintomatica (nei rispettivi spot televisivi viene spesso citata la frase “contro i sintomi influenzali...”) e sono ottimi per controllare la temperatura corporea e per “limitare” tutte quelle sensazioni sgradevoli che questa sindrome porta con sé. Può sembrare strano, ma la parte del “cattivo” la fa proprio il nostro sistema immunitario, impegnato proprio a far sì che il virus venga eliminato. Ma allora a cosa servono gli antibiotici? Per quanto riguarda la semplice influenza non solo non servono a nulla, ma si potrebbero avere i relativi effetti collaterali senza, appunto, alcun beneficio. Sono utili, invece, nelle infezioni batteriche (legate quindi ad eventuali complicanze dell’influenza, ma non solo...) e non in quelle virali, come nel nostro caso. L’abuso continuo di questi farmaci ha fatto sì che, come dice il proverbio “ciò che non ti uccide ti fortifica”, anche i batteri si evolvessero e diventassero, appunto, resistenti all’azione di questi medicinali. Quindi? Come sempre facciamo riferimento al nostro medico di Medicina Generale (che non si chiama né Google, né Wikipedia) per ogni nostro dubbio al riguardo, laviamoci spesso le mani accuratamente e, in caso di infezione: letto caldo e Netflix!

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