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Il dolore “dappertutto” la fibromialgia

  • Martedì, 18 Dicembre 2018
  • Autore: Serena Mingolla
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Il dolore “dappertutto” la fibromialgia

Tantissime delle nostre lettrici ci chiedono di parlare della Fibromialgia, una malattia che colpisce soprattutto le donne e attorno alla quale c’è ancora uno strano alone di diffidenza, forse dovuto al mancato riconoscimento formale da parte del nostro Sistema Sanitario Nazionale come malattia invalidante. Ne parliamo con uno dei massimi esperti italiani, il dott. Stefano Stisi, Direttore SSD di Reumatologia, Ospedale Rummo di Benevento.

Dott. Stisi, perché la fibromialgia è considerata una malattia reumatica? In realtà, la fibromialgia non è una malattia che ha una precisa assegnazione specialistica. Essendo caratterizzata da un dolore muscolo-scheletrico non traumatico, il primo osservatore della patologia è di solito il reumatologo, al quale la paziente arriva lamentando un dolore diffuso. Per questo, nel tempo, il reumatologo è diventato il punto di riferimento rispetto a questa patologia insieme agli algologi, ai neurologi e ai fisiatri.

Ci spiega come si arriva ad una diagnosi di fibromialgia?

La diagnosi si basa, in prima istanza, sulla esclusione di dati patologici presenti in analisi del sangue e di imaging. È poi necessaria una diagnosi clinica perché il dolore che il paziente percepisce è anche una dolorabilità alla pressione di alcuni punti caratteristici che sono chiamati tender point. Soprattutto, si arriva alla diagnosi attraverso la esclusione di malattie che possono assomigliare alla fibromialgia.

Quali sono oggi i criteri che segue il medico per fare questa diagnosi?

Ci sono dei criteri classificativi del 1990 stilati dall’American College, e poi quelli condivisi dalle due associazioni americana ed europea (EULAR), la Lega europea contro le malattie reumatiche, nel 2011. L’ultima versione, recentemente rivista nuovamente da ACR/EULAR nel 2016, è più facilmente attuabile nella pratica clinica. Possiamo dire che, se dobbiamo fare uno studio, ci affidiamo a questi ultimi criteri classificativi, anche se non prendono in conto la “dolorabilità” provocata dal medico alla visita, se invece dobbiamo fare una diagnosi clinica, facciamo riferimento ai criteri del 1990 che si basano sulla visita e sulla raccolta di dati anamnestici del paziente.

È possibile avere certezza della diagnosi?

Spesso, la fibromialgia viene considerata un piccolo fantasma: quando c’è ma non la si conosce non si diagnostica, viceversa, quando il medico la conosce, tende a sovradiagnosticarla. La diagnosi, non avendo la patologia dei marcatori di precisione, si basa esclusivamente sulla capacità del medico di riconoscerla.

Che sintomi ha una persona con fibromialgia?

Le pazienti presentano un dolore muscolare dappertutto che è più forte nelle ore notturne e al risveglio; è caratterizzata da un risveglio doloroso spesso accompagnato da debolezza, astenia, parestesie con sensazioni di formicolii o gonfiori alle mani. Questi tipi di fastidi sono accompagnati dai disturbi del sonno molto caratteristici, con un dormiveglia che va dalle 3 alle 6 del mattino. Questi sintomi sono uniti ad una sensazione di prostrazione, ad una confusione mentale (le cosiddette nebbie del fibromialgico– Fibromialgia Fogs), alla sensazione di sentirsi ottuso, stonato. Vi è poi la contemporanea presenza di una serie 5 Il dolore “dappertutto”: la fibromialgia di disturbi disfunzionali: colon irritabile, gastrite, cefalea tensiva, dismenorrea, e disturbi piscologici minori come i disturbi di panico, oppure le fobie semplici (claustrofobia, aracnofobia, agorofobia) che hanno una presenza nei fibromialgici nettamente superiore alla popolazione di confronto di pari età.

Quali sono le persone maggiormente colpite?

Sono quasi esclusivamente donne in età feconda. L’esordio della fibromialgia predilige l’età mediana della vita, può cominciare intorno ai 20 sino ai 50-60 anni. Di solito, si osservano altri precedenti in donne della stessa famiglia, come la mamma o la sorella, dato che può essere utile per effettuare una corretta diagnosi.

Esiste una cura per questa malattia?

Il primo elemento utile è fare una diagnosi precisa perché ci sono tantissime malattie che assomigliano alla fibromialgia, quindi è fondamentale il corretto inquadramento. Nella certezza della fibromialgia, è molto utile una terapia non farmacologica fatta di attività fisica di tipo aerobico, cadenzata e blanda, senza scatti muscolari, almeno tre volte alla settimana, come il pilates, lo stretching, esercizi di palestra a corpo libero; sono salutari anche le applicazioni di caldo che possono andare dal bagno caldo, alle borse termiche, o altri trattamenti. Tutto questo, semplicisticamente, migliora molto la qualità della vita di queste persone. Chi riesce ad evitare la sedentarietà ha una chiave di accesso alla guarigione e al miglioramento della propria condizione, molto più favorevole.

Cosa c’entra il cervello con la fibromialgia?

La fibromialgia nasce proprio all’interno del cervello che comincia a percepire un dolore anche per la tensione muscolare espressa dal proprio corpo. Normalmente, chi non ha la fibromialgia, anche se in ipertono muscolare come in una qualsiasi condizione di allerta (immaginiamo di stare seduti di fronte ad una commissione di esame!), non prova dolore; viceversa, chi ha la fibromialgia ha una ridotta capacità di inibire il dolore, e più ha dolore più aumenta la tensione, facendo diventare il paziente un sofferente cronico. Tutto questo dipende dal fatto che il cervello è impossibilitato a difendersi dal dolore, mancando la risposta inibitrice verso di esso, e quindi spesso il dolore si auto-mantiene e continua a peggiorare. Così il cervello non è solo la causa della fibromialgia, ma ne diventa anche vittima: diversi studi hanno infatti dimostrato che, a distanza di anni, se non riusciamo a far niente per curarla, la fibromialgia provoca una riduzione del volume della sostanza bianca, al momento unico danno permanente da dolore cronico che si conosca.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro di questa patologia? Probabilmente la fibromialgia ha le ore contate: man mano che diffondiamo la sua conoscenza, la capacità di fare diagnosi precoce aumenta, ed è molto importante da un punto di vista prognostico cominciare al più presto la terapia più efficace. In questo modo le possibilità di remissione aumentano. Altrettanto fondamentale è la promozione della terapia più importante, quella non farmacologica. Moltissime persone, cominciando a svolgere regolare attività fisica, migliorano nettamente.

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