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Omeopatia: il punto di vista del professor Silvio Garattini

  • Lunedì, 03 Settembre 2018
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Omeopatia: il punto di vista del professor Silvio Garattini

Su Morfologie un'intervista di Raffaella Arnesano al professor Silvio Garattini, ricercatore di fama internazionale, fondatore e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

Quando parlo alla gente dell’omeopatia faccio sempre l’esempio di una buona bottiglia di vino. Se la diluisco tante volte come si fa con i prodotti omeopatici e poi porto questa bottiglia d’acqua su uno scaffale del supermercato con l’etichetta ‘Amarone omeopatico’, chi la compra? Nessuno, perché tutti conoscono la differenza tra l’acqua e il vino. Quando invece parliamo di farmaci c’è sempre un alone di mistero e molti credono che la cosa possa funzionare, perché manca una conoscenza di come si stabilisce l’efficacia di un farmaco”.

A parlare è il professor Silvio Garattini, ricercatore di fama internazionale, fondatore e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri; autore del libro “Acqua fresca. Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia”, Sironi Editore.

Prof. Garattini, che cosa è l’omeopatia e su quali principi si basa?

L’omeopatia è una pratica che nasce alla fine del 1700, quando la medicina era ben diversa da quella attuale, tanto che l’omeopatia sembrava una valida alternativa alle terapie disponibili (salassi, purganti, emetici) i cui esiti spesso erano drammatici. L’omeopatia è stata messa a punto in Germania dal medico Samuel Hahnemann. In quel contesto di ancora poche conoscenze scientifiche e rimedi medici efficaci, Hahnemann riteneva che una sostanza che causa certi sintomi in una persona sana possa essere usata per curare malattie che danno quegli stessi sintomi, purché venga somministrata in piccolissime quantità. Questo secondo il principio di similarità: similia similibus curantur, ovvero i simili si curano con i simili. Il principio attivo deve dunque essere diluito, con l’idea che diluizioni estreme rendano l’azione sempre più efficace. E anche se di quel principio attivo, diluizione dopo diluizione, alla fine non c’è più traccia (per una legge fisica, la costante di Avogadro, dalla dodicesima diluizione in poi il principio attivo è praticamente scomparso), grazie allo scuotimento le proprietà della sostanza si trasferiscono al solvente (acqua o alcol che sia), perché le dinamizzazioni sarebbero in grado di imprimere una sorta di impronta (o memoria) della sostanza disciolta. In assenza di principio attivo, è però difficile sostenere che questi preparati possano svolgere di per sé una qualsiasi azione terapeutica.

È stata provata l’efficacia clinica del prodotto omeopatico? Esistono delle ricerche scientifiche?

Fino ad oggi nessuno studio scientifico serio ha mai dimostrato che l’omeopatia abbia un qualche effetto sul nostro organismo. E nessuno studio scientifico ha mai dimostrato che questo tipo di sostanze sia efficace contro una qualsiasi patologia, salvo naturalmente l’effetto placebo.

Il prodotto omeopatico è un farmaco?

No, non è un farmaco. Dato che non è stato sottoposto agli studi preclinici e clinici necessari per ottenere dalle Autorità preposte (Aifa e Ema nel nostro caso) le autorizzazioni necessarie per la messa in commercio. Ricordo che, proprio perché non sono farmaci, i prodotti omeopatici non sono autorizzati a riportare sulle proprie confezioni alcuna indicazione terapeutica.

Quali sono i pregiudizi sulla farmacia tradizionale che fanno scegliere ad un paziente di affidarsi ad una terapia basata sulla suggestione?

Direi per la stessa ragione in cui milioni di persone credono agli oroscopi e alla chiromanzia. Il tutto aggravato dalla mancanza di cultura scientifica che caratterizza il nostro Paese.

Quanto è pericolosa la cattiva informazione e a quali rischi incorre un paziente che decide di lasciare la terapia tradizionale per abbracciare quella omeopatica?

La pericolosità è in diretto rapporto alla gravità della malattia e al suo stadio evolutivo. I rischi, spesso mortali, sono tragicamente testimoniati dai fatti di cronaca che periodicamente vengono portati alla luce dai media, che a volte sono gli stessi che hanno concorso a fare cattiva informazione.

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