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Turismo accessibile: come scegliere la meta adatta ai tuoi bisogni

  • Mercoledì, 15 Agosto 2018
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Turismo accessibile: come scegliere la meta adatta ai tuoi bisogni

Intervista a Roberto Vitali paraplegico a seguito di un incidente stradale avvenuto
nel 1976, dal 1992 si occupa di turismo accessibile. Dal 2010 è membro portavoce del
Comitato di Promozione del Turismo Accessibile presso il Ministero del Turismo in Italia;
è fondatore di Village for all – V4A®.

Tutti vogliamo partire alla scoperta di mete sconosciute, fare una pausa rigenerante
e allontanarci dalla quotidianità. Ma questo non è sempre semplice. Se si è una
persona con bisogni particolari, con disabilità di qualche tipo, se si hanno bambini o si
è anziani, organizzare un viaggio, in particolare nella fase di logistica potrebbe essere
un problema. Certo le regole ci sono ed anche i numeri, visto l’enorme potenzialità
di sviluppo che avrebbe chi investe nel turismo accessibile, eppure persistono
inadeguatezza nell’accoglienza ed infrastrutture perennemente inaccessibili. E allora
che si fa? Dobbiamo andare all’avventura oppure possiamo contare su informazioni
certe e veritiere? Ne parliamo con Roberto Vitali.
Roberto, cos’è il turismo accessibile?
Il turismo accessibile è un segmento completamente trasversale a tutti gli altri
segmenti; il turista con particolari esigenze non rappresenta un mondo a parte ma
è un cliente che cerca una ospitalità decisamente più attenta. Per parlare di turismo
accessibile è necessario aumentare la qualità delle strutture turistiche, rispondendo
alle esigenze del cliente con un approccio orientato alla soddisfazione del bisogno.
Non è possibile realizzare un’accessibilità ideale per tutte le tipologie di disabilità,
ma il primo passo da fare è che le strutture ricettive mettano a disposizione dei
turisti informazioni affidabili “senza sorprese”: saranno così le persone con disabilità
protagoniste della scelta.
Perché chi si occupa di turismo dovrebbe investire in accessibilità?
Semplicemente perché lo dicono i numeri. Numerose sono le indagini che hanno
studiato il mercato del turismo accessibile e tutte portano allo stesso risultato: un
mercato che può valere un incremento dei fatturati dal 15% al 20%. Ovviamente
si tratta di includere in questo mercato non solo le persone con disabilità motorie
cognitive o sensoriali, evidenti e riscontrabili, ma un più ampio e trasversale mondo
di esigenze che devono essere soddisfatte durante le proprie vacanze: donne in
gravidanza, famiglie con bambini piccoli, persone con esigenze alimentari e tanto
altro. Considerando la domanda potenziale di Turismo Accessibile, stimata in circa
127 milioni di persone (46 milioni di persone con disabilità, più circa 81 milioni di
persone over 65), viene smentito il concetto, largamente diffuso, che si tratti di una
nicchia.
Cosa è Village for all – V4A®?
Village for all è un’idea imprenditoriale nata per assistere e supportare gli enti pubblici
e privati o anche le associazioni che vogliono investire e realizzare prodotti specifici
legati al “Turismo Accessibile”.
Produciamo anche delle Guide all’Ospitalità Accessibile dedicate: alle persone con
disabilità (motoria, sensoriale, cognitivo-comportamentale); persone con esigenze
alimentari particolari, famiglie con bambini piccoli e senior. Le guide possono
essere scaricate gratuitamente dal nostro sito www.projectforall.net. In questo
stesso sito sono disponibili anche dei Manuali Operativi per l’Ospitalità Accessibile
che sono di aiuto a tutti gli operatori turistici che vogliono iniziare a cimentarsi con
questo mercato. Per il settore alberghiero abbiamo realizzato “La Reception per
Tutti”, distribuita anche da Federalberghi a tutti i propri soci; e l’ultima produzione
“Stabilimenti balneari, spiagge e piscine” dedicato agli imprenditori del balneare e a
chi vuole organizzare una piscina che sia veramente per tutti.
Come si può garantire a “Ciascuno la sua vacanza”?
Questo è l’obiettivo di Village for all. La nostra idea è partita proprio da un concetto
semplice, ma non ovvio: in viaggio siamo turisti, tutti con bisogni diversi. Quando
si viaggia ci si assume una serie di rischi e di possibili imprevisti, dettati dalla non
conoscenza del territorio oppure della lingua. Quando si ha una disabilità il numero
dei rischi aumenta proprio a causa della mancanza di certezza causata dalla cattiva
informazione. Solo con una informazione affidabile e professionale restituiamo al
cliente la possibilità di scelta. Sapere prima che per accedere alla spiaggia si deve
superare una rampa del 20% permette a chiunque di decidere se lasciar perdere
perché il posto non è adatto alle proprie esigenze oppure di andare ugualmente
perché si è in grado di superare l’ostacolo. In modo autonomo oppure contando
sull’aiuto di un amico, familiare o di dover chiedere aiuto a chi passa in quel momento.
Qualunque sia la scelta che il cliente farà sarà una scelta informata di cui si prenderà
la responsabilità. Molto spesso mi sono sentito dire che certe soluzioni sono “per
legge” ma l’Ospitalità è una cosa ben diversa. Il rispetto delle esigenze degli Ospiti
ci permette di andare ben oltre ai dettati minimi che impongono le leggi. Stiamo
parlando di qualità del prodotto turistico offerto e non è giusto pagare per servizi
che sono inaccessibili o inutilizzabili. Quante volte l’ingresso alla piscina, alla sauna
e a volte addirittura alla sala colazione non è consentita a persone con determinate
disabilità? La cosa più grave è che al momento della ricerca della struttura o della
prenotazione non ci sia nessuna informazione che indichi queste limitazioni.
Saper accogliere le persone con specifici bisogni è un parametro dell’accessibilità
di un luogo?
Se si parla di ospitalità direi che l’accoglienza è fondamentale. Chi lavora nel turismo
deve sapere comunicare in modo professionale con tutti i clienti. La formazione
è una leva indispensabile per promuovere un cambiamento culturale in questo
settore. Troppo spesso ci si concentra sulle disabilità dei propri ospiti o sui loro
ausili (ad esempio la carrozzina) e poco sulla persona. Troppo spesso succede che
le persone disabili fanno domande e la risposta viene fornita a chi gli è accanto,
evitando di rivolgersi direttamente a chi ha fatto la domanda. Questa è una criticità
che va superata e non la si può ottenere certo per legge! Dobbiamo promuovere un
cambiamento culturale con l’apprendimento di competenze professionali.

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