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Non fumando si guadagna in salute

  • Martedì, 30 Ottobre 2018
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Non fumando  si guadagna in salute

In Italia, 2 italiani su 10 sono fumatori abituali. Un comportamento dannoso per tutti e, ancor di più, per chi ha una malattia reumatica. Un articolo scritto dalla redazione della nostra rivista Morfologie ci spiega perchè.

Il fumo, attivo e passivo, rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute ed è la principale causa di tumore. I dati raccolti dal Centro nazionale Dipendenza e doping dell’Istituto superiore di sanità per il 2017 ci dicono che in Italia i fumatori sono 11,7 milioni, vale a dire il 22,3% della popolazione. Tra questi è aumentato il numero delle donne, che da 4,6 milioni del 2016 sono salite a 5,7 milioni; si tratta della differenza minima mai riscontrata tra percentuale di uomini (23,9%) e donne (20,8%). Il 12,2% dei fumatori pare abbia iniziato a fumare prima dei 15 anni.

La strategia nazionale per il controllo del tabagismo si chiama “Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari” e, seguendo l’approccio della “Health in all policies”, mira a favorire l’adozione di comportamenti salutari agendo sui principali fattori di rischio (tabagismo, consumo dannoso di alcol, alimentazione non corretta e mancanza di attività fisica) per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili. Secondo l’approccio intersettoriale di “Guadagnare salute”, il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 impegna tutte le Regioni italiane ad attivare interventi di promozione della salute per conseguire alcuni obiettivi primari: riduzione del 10% della prevalenza dei fumatori, aumento del 5% del rispetto dei divieti, aumento del 30% del consiglio di smettere da parte degli operatori sanitari.

Ricordiamo che l’Italia ha introdotto alcune disposizioni per assicurare la maggior protezione possibile nei riguardi soprattutto dei minori che hanno migliorato la sua posizione nella classifica internazionale sulle politiche di controllo del tabagismo. Tali misure prevedono tra l’altro il divieto di fumo in autoveicoli in presenza di minori e donne in gravidanza; il divieto di fumo nelle pertinenze esterne degli ospedali e degli istituti di ricovero e cura; la verifica dei distributori automatici, al fine di assicurare il corretto rilevamento dell’età dell’acquirente.

Fumo e malattie reumatiche

Dal primo sondaggio della campagna itinerante #ReumaDays realizzata nel 2018 dalla Società italiana di reumatologia (Sir) in collaborazione con le associazioni dei pazienti, tra cui APMAR Onlus, è emerso che solo un cittadino su due conosce i fattori di rischio e ha correttamente indicato tra di essi gli stili di vita scorretti come l’eccesso di peso, il fumo e la sedentarietà.

La dipendenza dal fumo di sigaretta, in particolare, rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio di una delle principali malattie autoimmuni: l'artrite reumatoide. La patologia si caratterizza per un forte stato infiammatorio che interessa le articolazioni. L'infiammazione associata allo stress ossidativo, la produzione di autoanticorpi e il contributo alla produzione di molecole pro-infiammatorie sono i possibili meccanismi che spiegherebbero la relazione tra il fumo e l'artrite reumatoide nei soggetti geneticamente predisposti.

Diverse ricerche hanno inoltre approfondito l'impatto del fumo di sigaretta sul lupus, una patologia autoimmune che può coinvolgere diversi organi e tessuti tra cui quelli articolari. Il fumo può peggiorare gli effetti della patologia, rendere il paziente più suscettibile alle infezioni, ad esempio, come ricorda la Lupus Foundation of America.

Se parliamo di osteoporosi, i fumatori hanno dal 30% al 40% in più di probabilità in più di fratturarsi l'anca, riferisce la società scientifica. Questo perché il fumo ridurrebbe l'afflusso di sangue alle ossa; la nicotina rallenterebbe la produzione di osteoblasti, ovvero le cellule che formano la matrice dell'osso; il fumo ridurrebbe poi l'assorbimento di calcio dalla dieta, il microelemento necessario per la mineralizzazione del tessuto osseo e sembrerebbe interferire con il metabolismo degli estrogeni, gli ormoni fondamentali per sviluppare un forte apparato scheletrico tanto negli uomini quanto nelle donne.

Se parliamo invece di Spondilite Anchilosante (SA), come si può anche leggere sulla piattaforma “Sai che la sa”, il fumo è un elemento peggiorativo del mal di schiena, una delle condizioni più debilitanti al mondo. Il fumo aumenta le probabilità che si sviluppi la SA e peggiora tutte le tipologie di sintomi. In effetti, più si fuma, peggiori sono alcuni sintomi e il danno allo scheletro. Inoltre, le sigarette intaccano la qualità di vita nelle persone affette da SA e riducono di quasi la metà l’efficacia di alcuni trattamenti per la SA. Il dolore è un aspetto rilevante della vita con la SA. E il dolore cronico è una componente importante del motivo per cui le persone fumano. Un recente studio statunitense ha sottolineato come, mentre la percentuale di fumatori nella popolazione generale è diminuita in maniera costante nel corso di 15 anni, la percentuale di fumatori con dolore cronico è rimasta la stessa. Questo è comprensibile ma è anche ironico: per la SA, ma anche per le altre malattie reumatiche, un numero maggiore di sigarette significa più sintomi, e di conseguenza più dolore.

E se voglio smettere?

Ognuno deve trovare la sua strada e la sua motivazione per smettere di fumare. Vi possiamo dire, però, che abbiamo chiamato il Numero verde contro il fumo 800 554088 dell’Istituto Superiore di Sanità, riportato su tutti i pacchetti di sigarette e tabacco da arrotolare. La telefonata è anonima e gratuita. Ci ha risposto una signorina molto gentile e professionale pronta ad ascoltarci e a darci tutte le informazioni utili su chi può aiutarci a smettere di fumare. Ci ha parlato dei Centri Antifumo e dei servizi della ASL, indicandoci quelli più vicino a noi. Ci ha anche segnalato una guida facilmente reperibile digitando online “Smettere di fumare una questione che mi sta a cuore” che si può leggere, compilare e personalizzare. Si tratta di uno strumento molto utile che aiuta a riconoscere quelle che sono le proprie risorse per affrontare questo percorso di disintossicazione. Quindi se volete smettere di fumare chiamate il numero verde perché può davvero essere d’aiuto.

Un po’ di dati

Il fumo attivo rimane la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile nel nostro Paese; si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno, con oltre il 25% di questi decessi compreso tra i 35 ed i 65 anni di età. La mortalità e l’incidenza per carcinoma polmonare sono in calo tra gli uomini ma in aumento tra le donne.

Dai dati del periodo 2014-2017 del sistema di sorveglianza PASSI10, relativi alle persone tra i 18 e i 69 anni, emerge che in Italia, la maggioranza degli adulti non fuma (56,4%) o ha smesso di fumare (17,6%), ma un italiano su 4 è fumatore attivo (26%). Il fumo di sigaretta è più frequente fra le classi socioeconomiche più svantaggiate (meno istruiti e/o con maggiori difficoltà economiche) e negli uomini. Il consumo medio giornaliero è di circa 12 sigarette, tuttavia un quarto dei fumatori ne consuma più di un pacchetto. La variabilità regionale mostra in testa alla classifica delle Regioni con le più alte quote di fumatori alcune del Centro–Sud, come Umbria, Abruzzo, Lazio e Sicilia.

Analizzando il trend dal 2008 si osserva una riduzione significativa della prevalenza dei fumatori in tutto il territorio italiano (dal 30% al 26%), da Nord a Sud, in tutte le classi di età (in particolare fra i più giovani 18-24enni), in tutte le classi sociali, in particolare nelle classi sociali più agiate ma meno fra le persone economicamente più svantaggiate, per cui si amplia la forbice delle disuguaglianze sociali nel fumo. La quota di ex fumatori cresce all'avanzare dell'età, è maggiore fra le persone senza difficoltà economiche, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri e fra i residenti nelle Regioni settentrionali.

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