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IO POSSO : il mare accessibile a tutti

  • Lunedì, 20 Agosto 2018
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IO POSSO : il mare accessibile a tutti

Intervista a Giorgia Rollo Presidente dell’Associazione 2HE che ha ideato, realizzato e promosso il Progetto IO POSSO (www.ioposso.eu)

Perché “IO POSSO”?
Dopo l’intervento di tracheotomia, Gaetano, all’improvviso, si trova non solo immobile
nel letto, ma anche dipendente da un ventilatore polmonare. Un momento difficilissimo e molto duro da superare. Il decorso della sua malattia è stato molto veloce, non si è avuto nemmeno il tempo di riflettere che tutto era improvvisamente cambiato. In questo periodo di adattamento e di difficoltà abbiamo esorcizzato paure e incertezze con un motto: IO POSSO.
Un motto che è diventato un cartellone da appendere davanti al suo letto per incentivarlo a superare tutte le barriere fisiche e sociali che questa situazione ha significato. È facile immaginare che non sia stato semplice adattarsi al nuovo stile di vita che la malattia impone.
Gaetano ha avuto l’esordio di SLA a 38 anni ma, fino ad allora, era un poliziotto del nucleo della polizia scientifica che, dopo 20 anni di carriera in giro per l’Italia, aveva finalmente avuto il trasferimento nella sua amata terra. La sua è stata sempre una vita dinamica, sportiva e attiva; ha sempre curato le relazioni umane e questo ha permesso anche di attivare collaborazioni fondamentali per il supporto del progetto “IO POSSO”.
“IO POSSO”: quando diventa un progetto da condividere?
Un giorno venne a trovarci un caro amico d’infanzia e, leggendo il cartellone con su scritto “IO POSSO”, chiese a Gaetano: “cosa pensi di fare? quale obiettivo vuoi realizzare? quale sogno vuoi rivivere?”. Personalmente pensai a qualcosa che lo aiutasse a comunicare, di tecnologico, non avrei mai pensato a quello che stava pensando lui: un modo per scendere nel suo adorato mare. Ha cominciato a raccontarci di un suo ricordo vissuto nell’ultima estate al mare, l’ultima in cui riusciva ad andare con le sue gambe, in cui aveva visto un ragazzo in sedia a rotelle attaccato ad un respiratore che, nonostante fosse aiutato dai genitori, non riuscì a raggiungere il mare. Da questo ricordo e dal suo sogno è partita la macchina organizzativa che ha fatto realizzare il nostro progetto «La terrazza “Tutti al mare!”».
Come viene organizzata e gestita la spiaggia del progetto “IO POSSO”?

Attualmente abbiamo realizzato nove postazioni, tutte accessibili a persone disabili; tre
postazioni sono dedicate a coloro che hanno disabilità invalidanti che necessitano di
un respiratore e di energia elettrica; le altre sei, invece, sono a disposizione di persone
con disabilità motorie. Si accede tramite prenotazione, proprio per garantire la giusta
accoglienza e la certezza di trovare sempre posto. In questo settore non si può improvvisare: una persona con disabilità grave che si sposta mette in moto un processo organizzativo molto impegnativo e non può trovare difficoltà una volta raggiunta la meta. L’accesso è totalmente gratuito e facciamo in modo di venire incontro a vari tipi di necessità. Con il tempo abbiamo acquisito altri strumenti e un know-how specifico per supportare tutte le esigenze necessarie alle persone con problemi su tutta la muscolatura. Ci siamo dotati degli ausili necessari per consentire a tutti di fare il bagno in sicurezza.
Che tipo di risposta vi aspettavate nei confronti della vostra idea?
Sinceramente all’inizio avevamo molti dubbi, abbiamo addirittura pensato che probabilmente non sarebbe venuto nessuno: ci sbagliavamo. Il servizio offerto è stato subito molto apprezzato e le richieste aumentano di anno in anno. Lo scorso anno ci sono venuti a trovare circa 3000 persone; 250 hanno usufruito delle postazioni. Se pensiamo che noi, con sole 9 postazioni,  abbiamo raggiunto questi numeri, possiamo comprendere il reale interesse verso servizi di questo tipo. Non va inoltre sottovalutato che le persone con disabilità non vengono da sole ma sono sempre accompagnate da parenti o care giver e che quindi questo tipo di turismo “muove” cifre importanti.. Quest’anno abbiamo ricevuto richieste di prenotazioni anche dall’estero. Grazie alla diffusione sui canali social, sui giornali, in TV e alla collaborazione con i vari partner, la condivisione del progetto è, ogni giorno, in continuo aumento.

Ci sono altre Regioni che stanno adottando il “Modello IO POSSO”?
Sì. Grazie alla nascita di collaborazioni e di nuove reti altre spiagge come «La terrazza
“Tutti al mare!”» apriranno in Sardegna, in Emilia Romagna e probabilmente anche
in Basilicata. Lo scambio tra la rete è costante; ciò che ci richiedono è di “riproporre
l’esperienza” e di mettere a disposizione le competenze oramai acquisite. Va detto
che, per il successo dell’idea, è fondamentale creare un link con tutto il tessuto degli
stakeholder territoriali pubblici e privati. La nostra non è un’idea che si può realizzare
da soli; noi abbiamo avuto una comunità che si è attrezzata, non solo una spiaggia: si
sono predisposti diversi parcheggi per disabili, i commercianti hanno realizzato le pedane accessibili, qualche B&B si è dotato di bagni attrezzati. Ovviamente, l’ideale sarebbe avere una residenza completamente accessibile e in grado di accogliere in maniera strutturata e professionale il turista con disabilità. Una struttura provvista di piscina così da evitare il pericolo di entrare in acqua quando il mare non è calmo.
Qual è il prossimo traguardo di “IO POSSO”?
Te lo dirò in anteprima: quello di permettere alle persone affette da SLA di viaggiare.
È un sogno che coltiviamo da un po’ e che forse ora possiamo concretizzare. Abbiamo
ricevuto in dono un camper attrezzato; lo stiamo allestendo così da renderlo fruibile per
consentire alle persone con gravi disabilità di potersi muovere in libertà.

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