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Inquinamento e salute: quando il progresso diventa un paradosso

  • Lunedì, 22 Ottobre 2018
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Inquinamento e salute: quando il progresso diventa un paradosso

Intervista di Raffaella Arnesano a Patrizia Gentilini, Medico oncologo ed ematologo, membro di ISDE (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente).

Dott.ssa Gentilini, c’è consapevolezza rispetto alla reale dimensione dell’inquinamento di matrice ambientale?

C’è una generale assenza di consapevolezza della gravità del problema “inquinamento” nella maggior parte della popolazione. E questa “ignoranza” non è certo attribuibile alla cattiva volontà delle persone, quanto alla deliberata scelta - operata dalla stragrande maggioranza dei media - di non affrontare la questione e non fornire adeguate informazioni sul tema, evidentemente troppo “spinoso” per l’equilibrio e la stabilità del sistema. Se le persone avessero la chiara percezione che tutti gli agenti tossici che vengono riversati in aria, acqua, suolo poi rientrano attraverso il respiro, il cibo, la nostra stessa pelle, dentro i nostri corpi, circolano nel nostro sangue, si accumulano nei nostri tessuti, alterano le cellule riproduttive sia maschili che femminili e passano dalla madre al feto durante la gravidanza potendo gravemente danneggiare lo sviluppo fetale, forse si farebbero qualche domanda in più e capirebbero che questo non è “progresso”, ma “il paradosso del progresso”, come titolava un articolo scientifico alcuni anni fa.

Qual è la qualità dell’Aria che respiriamo e dell’Acqua che beviamo?

Quando parliamo di ARIA posso solo dirle che per l’OMS solo l’8% della popolazione a livello mondiale respira un’aria in cui i vari inquinanti rientrano nei limiti ritenuti cautelativi dalla stessa OMS per la salute. Fra gli inquinanti presenti nell’aria, i sono il Particolato di diversa granulometria (PM 10, PM 2,5, PM 0,1), Biossido di Azoto, Ozono. Alla cattiva qualità dell’aria sono correlati, nel breve termine, l’incremento del rischio di morte e di ricoveri per malattie cardiovascolari (infarto, ictus, etc.) e respiratorie, ma aumenta anche il rischio di abortività spontanea, infertilità, malformazioni e nel lungo termine, cancro al polmone e alla vescica (la IARC ha classificato l’inquinamento atmosferico a livello I -cancerogeno certo per l’uomo), ma anche diabete, patologie neurologiche come l’Alzheimer e soprattutto alterazioni del cervello in via di sviluppo, con aumento del rischio di autismo. Questo si spiega molto bene perché nell’aria che noi respiriamo c’è ormai un cocktail di sostanze pericolose, molto spesso adese al particolato o sotto forma di gas, quali metalli pesanti, sostanze organiche volatili, solventi, etc. in grado di danneggiare gravemente la salute, specie degli organismi in via di sviluppo che sono, per ovvi motivi, molto più suscettibili all’inquinamento. Per quanto riguarda l’ACQUA, i problemi sono analoghi: quando si fanno i blocchi di traffico per eccessivo inquinamento dell’aria e si spera nella pioggia per “ripulire” l’aria, pochi si rendono conto che le sostanze che le piogge dilavano si ritrovano poi nei suoli e nelle falde. Fra i contaminanti delle acque più studiati, almeno in alcune regioni, ci sono i pesticidi. L’ultimo Rapporto ISPRA dimostra che sono presenti pesticidi nel 67% delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterrane, in aumento rispetto al passato in cui erano rispettivamente presenti 63,9% e nel 31,7%. In aumento anche il multiresiduo: 55 diverse sostanze in unico campione (in precedenza 48) e le sostanze ritrovate 259 (in precedenza 224) sulle circa 400 ricercate e correntemente utilizzate.

In Italia esistono delle situazioni particolarmente pericolose?

Da segnalare la situazione di Pistoia “capitale del glifosate”, erbicida ampiamente usato per l’attività dei vivai ed in cui in alcuni bacini si raggiungono i 36 microgrammo/litro di pesticidi complessivi, rispetto ad un limite di 1 microgrammo/litro. Ci sono poi situazioni specifiche che si configurano come veri e propri disastri ambientali: i PFOA/PFAS in Veneto, ovvero la contaminazione da composti perfluoroalchilici che si estende per circa 180 kmq, interessando oltre 350.000 persone in circa 50 comuni di 4 province venete o la presenza di arsenico nelle acque del centro Italia, per cui grazie a deroghe si è consentito un utilizzo di acqua con limiti di arsenico ben al di sopra dei limiti consentiti; la contaminazione del bacino del Pertusillo in Basilicata in conseguenza delle perforazioni petrolifere, quello di Bussi sul Tirino, tra il Parco del Gran Sasso, quello della Maiella per una fabbrica della Montedison e la finta bonifica dell’unico sito di interesse nazionale (SIN, poi derubricato a SIR) della regione Emilia Romagna nel distretto ceramico della Frattina nel modenese, con grave inquinamento del fiume Tiepido. Tutti questi veleni presenti in aria, acqua, suolo, poi si trasferiscono nella catena alimentare e ce li ritroviamo in diverse modalità e concentrazioni sugli alimenti che ogni giorno consumiamo. Ad esempio, diossine e PCB che sono fra i composti più pericolosi e stabili hanno una affinità per i tessuti grassi, si accumulano nel corpo degli animali di cui poi consumiamo carne, latte e derivati, uova etc.

L’inquinamento può modificare il nostro DNA?

Le conoscenze che negli ultimi 20 anni sono giunte da una branca della scienza che si chiama Epigenetica, ha radicalmente cambiato il nostro approccio al binomio ambiente-salute, facendoci capire che sono proprio le esposizioni ambientali (nel bene e nel male ed in particolare durante la vita embrio-fetale) quelle maggiormente in grado di condizionare la nostra salute, molto più del nostro stesso patrimonio genetico. Infatti, metalli pesanti, pesticidi, farmaci, Policlorobifenili (PCB), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), diossine, ritardanti di fiamma, sostanze antiaderenti, Particolato, farmaci, bisfenolo A, tipo di nutrizione, stress, etc. comportano modificazioni epigenetiche, ovvero alterazioni nella trascrizione delle informazioni contenute nel DNA e che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo. Le modificazioni epigenetiche sono quindi quelle in grado di variare l'espressione genica senza alterare la sequenza del DNA. Abbiamo pensato per lungo tempo al genoma come a qualcosa di predestinato e immutabile, ma le conoscenze che da decenni ormai ci provengono ci dicono che le cose non stanno così: sappiamo infatti con certezza che le informazioni contenute nel DNA vengono continuamente “tradotte” e modificate a seconda dei segnali - fisici, chimici, biologici – che provengono dall’ambiente attraverso modificazioni epigenetiche che sono - fortunatamente - in gran parte reversibili. La visione “genoma centrica”, in cui il DNA era il “direttore d’orchestra”, ha condizionato per lungo tempo la nostra visione dei problemi, ma oggi sappiamo che il genoma è qualcosa di molto più “fluido”, in continuo, diretto rapporto con l’ambiente che ne condiziona l’espressione. Ancora una volta dobbiamo riconoscere che la nostra visione del rapporto ambiente-salute è stata estremamente “riduzionista” ed è necessario un profondo cambiamento culturale che ci faccia capire l’assoluta priorità della tutela dell’ambiente (quindi della qualità di aria, acqua, suolo, cibo) ai fini della tutela della salute.

Quali organi risentono maggiormente dell’inquinamento ambientale?

Intanto sono gli organismi in accrescimento (embrioni, feti, neonati, bambini che risentono maggiormente degli effetti nefasti dell’inquinamento; fra gli organi più suscettibili vi è certamente il cervello, in particolare se in via di sviluppo. Già un articolo del 2006 su Lancet poneva in luce il fatto che centinaia di sostanze chimiche (pesticidi, metalli, solventi, etc.) ne possono alterare gravemente le funzioni con ricadute a livello globale assolutamente preoccupanti. È stata infatti coniata l’espressione “pandemia silenziosa” per indicare un ampio spettro di problemi dello sviluppo neuropsichico che riguarderebbero ormai, a livello globale, 1 bambino su 6. Si tratta di disturbi di diversa gravità, che si riscontrano in ogni parte del pianeta e che insorgono spesso in modo subdolo (da qui il termine “pandemia silenziosa”. Qui rientrano i problemi dello spettro autistico, il deficit di attenzione ed iperattività, le alterazioni comportamentali, i deficit cognitivi fino alla perdita di Quoziente Intellettivo. È stato anche conteggiato il costo economico dei danni cognitivi per alcuni inquinanti: ad esempio in Europa ogni anno i costi per danni cognitivi a causa del piombo ammonterebbero a 60.6 miliardi di euro, quelli da mercurio a 10.8 miliardi e per esposizione a pesticidi organofosforici a 194 miliardi. Un altro sistema particolarmente suscettibile è quello endocrino, ovvero la regolazione del nostro equilibrio ormonale, perché moltissime sono le sostanze similormonali (endocrini) che ne possono alterare le funzioni anche a livelli infinitesimali. In questo caso siamo di fronte a disfunzioni della tiroide, del sistema riproduttivo (all’aumento dell’infertilità, dell’endometriosi etc.) dell’equilibrio metabolico con aumento di obesità, diabete, ipertensione. Particolarmente suscettibili all’inquinamento sono anche i polmoni che raggiungono la piena maturità funzionale solo sui 20 anni di età e, se pensiamo alla pessima qualità dell’aria che respiriamo ancor prima di nascere attraverso le nostre madri, c’è davvero di che essere preoccupati.

Cosa possiamo fare per salvaguardare la nostra salute?

Sicuramente a livello personale qualcosa si può fare con uno stile di vita più sobrio, privilegiando alimenti biologici che ormai sappiamo fanno bene non solo all’ambiente, ma anche alla nostra salute, diminuendo drasticamente il consumo di carne, facendo meno rifiuti, consumando meno acqua, scegliendo prodotti per la pulizia della casa e personale più naturali possibili, etc, ma molto dipende dalle scelte politiche sulle quali possiamo (purtroppo!) influire solo marginalmente. I, all’avvio del 5G, una nuova tecnologia nelle telecomunicazioni via etere che aumenterà moltissimo l’esposizione ai campi elettromagnetici con tutti i rischi per la salute che ne conseguono, dati i numerosi effetti biologici che esplicano e di cui nessuno si preoccupa. Il problema della produzione di energia è certamente importante, ma il ricavarla dai processi di combustione (rifiuti, carbone, gas, biomasse, etc.) è sempre e comunque un errore: la vita si è sviluppata sul pianeta perché l’energia proviene da una fonte esterna: il sole, ed è a questa che dobbiamo rivolgerci perché essa è in grado di soddisfare ampiamente tutte le nostre esigenze. Invece continuiamo a bruciare, magari camuffando il tutto sotto prefissi accattivanti quali “bio”, “eco”, “green”; penso soprattutto al famigerato Testo Unico Forestale (TUF) che dà il via libera al taglio sistematico di boschi e foreste per la produzione di biomasse, dimenticando tutti quei “servizi ecosistemici” che boschi e foreste -lasciati alla loro evoluzione naturale- ci forniscono, preservando la biodiversità, purificando aria ed acque, contrastando il dissesto idro geologico. La cosa più scandalosa è che tutto questo viene fatto passare come sostenibile, in pareggio per la CO2 e pertanto utile per contrastare i cambiamenti climatici quando anche un bambino capisce che gli alberi vanno piantati e non certo abbattuti come purtroppo vediamo fare in modo assurdo anche per esemplari assolutamente sani nelle nostre città.

Esistono delle “regole” da seguire per proteggerci dai danni dell’inquinamento e fare prevenzione?

Se possiamo scegliere con cosa alimentarci, vestirci, lavarci etc. privilegiando i prodotti l suolo dove abitiamo. Di certo sarebbe già molto se ogni volta che usiamo un prodotto o facciamo un acquisto si accendesse una lampadina nel nostro cervello e ci facessimo qualche domanda: so cosa sto comprando? cosa c’è dentro? posso sostituirlo in altro modo? Ad esempio, anche in cucina io cerco di conservare gli alimenti il più possibile nel vetro e non nella plastica e sono tornata ad imburrare e cospargere col pan grattato le teglie se cuocio nel forno per evitare le carte apposite che sono comunque chimicamente trattate. Quello che mi sembra di grande rilievo - e che vorrei le persone capissero - è che la fase della vita più importante da proteggere è quella in utero e quindi sono soprattutto le mamme in attesa che devono evitare assolutamente insetticidi e pesticidi in genere (compresi i trattamenti contro le zanzare), mangiare alimenti senza residui, utilizzare con grande oculatezza il cellulare perché si è visto che può alterare la secrezione della melatonina e questo può influenzare lo sviluppo neuropsichico del nascituro. Ovviamente, anche ai neonati e ai bambini va riservata la massima attenzione ed è molto meglio lavare i loro sederini piuttosto che strofinarli con salviette imbevute di chissà che cosa. Su questo abbiamo fatto un depliant apposito che si scarica dal sito www.isde.it “brochure gravidanza - proteggi la salute di tuo figlio prima ancora che nasca”.

Cosa potrà accadere se non si cambierà la rotta e non si stabilirà un “sistema più sostenibile” di vita?

Non sono un indovino, ma vorrei rispondere con le parole di quello che considero il mio “Maestro”, ovvero Lorenzo Tomatis che non si stancava di ripetere: “le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che stiamo loro facendo”. Come medico sono preoccupata in primo luogo per la progressiva perdita di salute delle persone, che sempre più sono afflitte da patologie croniche e degenerative che sappiamo - ormai con certezza - essere correlate ad esposizioni ambientali; penso a malattie metaboliche come diabete, obesità, malattie endocrine, neurodegenerative, al cancro. Il problema è che non sono solo gli adulti o gli anziani a soffrirne, ma soprattutto i bambini che sono estremamente più suscettibili agli inquinanti ambientali. Basti pensare all’aumento di disturbi dello spettro autistico, ai danni cognitivi, ai ritardi nel linguaggio, alla diminuzione dello stesso Quoziente Intellettivo, ma all’aumento di problemi respiratori e tumori in aumento anche nelle prime età della vita.
Fortunatamente, non mancano anche le buone notizie: quando gli inquinanti ambientali presenti in aria, acqua, cibo si riducono, la salute umana, in particolare dell’infanzia, rapidamente migliora. Su una importante rivista (Nature) già alcuni anni fa fu scritto: “il nostro eco sistema è ormai un esperimento chimico-biologico su larga scala, in cui siamo contemporaneamente coloro che sperimentano e coloro che lo subiscono, speriamo che tutto vada a buon fine, ma solo il tempo lo dirà”.
Se vogliamo essere razionali e non affidarci solo alla remota speranza di una qualche “buona stella” basterebbe mettere in pratica ciò che l’Epigenetica ci ha insegnato, ovvero che è l’ambiente, nel senso più ampio del termine, ad influenzare il nostro genoma e quindi la nostra salute, allora è ovvio che risanare l’ambiente dovrebbe diventare il bersaglio prioritario verso cui indirizzare il massimo impegno.

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