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Il cuore e le patologie reumatiche

  • Venerdì, 28 Settembre 2018
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Il cuore e le patologie reumatiche

Il 29 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Cuore. Per questa occasione, abbiamo selezionato l'intervista a Enrico Strocchi, ricercatore confermato del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Università di Bologna, pubblicata sul numero 28 di Morfologie.

Intervista realizzata da Raffaella Arnesano

La probabilità di eventi cardiovascolari, anche a parità di fattori di rischio, risulta più elevata nei pazienti con malattie reumatiche nei quali, i segni di danno d’organo, si sviluppano più precocemente rispetto alla popolazione normale. Il punto di connessione tra l’apparato cardiovascolare e le malattie reumatiche è l’infiammazione cronica. Alcune forme di artrite, se non adeguatamente trattate, possono provocare, nel tempo, l’aumento dell’incidenza di eventi cardiovascolari come l’ictus e l’infarto.

Quali sono le più comuni patologie che interessano il cuore?

La più frequente è senza dubbio la cardiopatia ischemica, che può manifestarsi con l’angina pectoris o l’infarto del miocardio: dipende da uno squilibrio tra la richiesta di ossigeno da parte del cuore e la capacità dell’organismo di fornirglielo. In particolare, è l’aterosclerosi coronarica che, riducendo il calibro dei vasi che forniscono l’ossigeno al cuore, in presenza di patologie, può determinare l’angina pectoris, cioè un apporto di ossigeno insufficiente al fabbisogno. Ciò può determinare, ad esempio durante l’attività fisica o in specifiche condizioni, l’ostruzione acuta della coronaria con conseguente arresto del flusso ematico e la morte di una parte del cuore: l’infarto del miocardio. L’infarto del miocardio può generare complicanze gravi, compreso l’arresto cardiaco. L’aterosclerosi non interessa solo le arterie coronarie ed è alla base anche di tutte le patologie cardiovascolari; ad esempio, in relazione all’ictus, per la chiusura o per la rottura di una arteria cerebrale, una parte del cervello muore generando paralisi, deficit neurologici, ecc. La frequenza di patologie cardiovascolari varia in base all’età: l’ictus è più diffuso nella popolazione anziana; l’infarto del miocardio può verificarsi anche in giovani adulti.

Le patologie cardiache sono cambiate nel corso della storia?

Possiamo affermare che negli ultimi decenni si sono molto ridotte le patologie valvolari conseguenti al reumatismo articolare acuto mentre sono aumentate, per effetto dell’invecchiamento della popolazione, le patologie valvolari secondarie all’usura delle valvole stesse. Nei pazienti più anziani, ad esempio, sono frequenti le stenosi della valvola aortica, dovute ai lunghi anni di funzionamento delle valvole, che perdono elasticità nel corso del tempo e non sono più in grado di aprirsi e chiudersi con l’efficacia che troviamo nel cuore di un giovane. Oggi le patologie valvolari incidono sulla popolazione molto meno delle cardiopatie ischemiche.

Come possiamo fare prevenzione?

La prevenzione è importantissima e ha l’obiettivo di correggere i fattori di rischio modificabili, la cui presenza accelera e aggrava l’aterosclerosi. Innanzi tutto, è necessario seguire uno stile di vita corretto che prevede: non fumare, avere una sana alimentazione e fare attività fisica; regole da applicare a partire dall’adolescenza. È utile monitorare la pressione arteriosa (avere la pressione alta fa lavorare di più il cuore e fa invecchiare più rapidamente le arterie), tenere basso il livello di colesterolo e curare il diabete; tutti fattori che aumentano la possibilità di avere problemi cardiaci e cerebrovascolari. L’educazione sanitaria è importante per una prevenzione efficace: occorre che i pazienti f comprendano l’importanza di curare condizioni asintomatiche come l’ipertensione o cus 5 e l’ipercolesterolemia per ridurre il rischio di gravi patologie nel futuro. Purtroppo, il paziente, non avendo una corretta “percezione” del rischio, ha difficoltà a sottoporsi ad una terapia cronica, che potrebbe durare anche tutta la vita. L’aderenza al trattamento per la prevenzione delle patologie cardiocircolatorie resta un problema fondamentale.

Quale alimentazione scegliere per il benessere del nostro cuore?

In realtà dobbiamo semplicemente riprendere la nostra sana e pluripremiata “dieta mediterranea”. È documentato che, ad esempio, in Italia, Spagna, Francia e Grecia il tasso di malattie coronariche è più basso di quello dei paesi nordici, proprio per effetto di una dieta più corretta. Non dovremmo preferire diete più ricche di calorie e di grassi saturi, che espongono all’aumento del colesterolo e favoriscono sovrappeso e obesità; tutti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Ecco perché bisogna lavorare sull’educazione alimentare dei giovani, molto spesso vittime di stili di vita errati che prevedono l’uso sconsiderato di “cibo spazzatura” e l’abuso di bevande zuccherate, con l’aggravante di praticare poca attività fisica.

Esiste una correlazione riconosciuta scientificamente tra le patologie cardiovascolari e le patologie reumatiche?

Questo argomento interessante è stato ignorato fino a 10-15 anni fa; in precedenza i cardiologi non seguivano le persone affette da malattie reumatiche e i reumatologi trascuravano una valutazione del profilo di rischio cardiovascolare dei loro pazienti. Le cose sono cambiate nel momento in cui sono emerse evidenze che dimostrano come il rischio di avere malattie cardiovascolari è più elevato in chi è affetto da patologia reumatica e, come “l’infiammazione”, è un ulteriore fattore di rischio cardiovascolare. Chi ha una patologia reumatica deve porre maggior attenzione per la prevenzione dei fattori di rischio cardiovascolari. Grazie a queste nuove conoscenze, oggi c’è maggiore collaborazione fra cardiologi e reumatologi che spesso lavorano in sinergia.

I farmaci utilizzati per le patologie reumatiche possono recare danno al cuore?

Alcuni farmaci usati nel passato potevano avere degli effetti dannosi sull’apparato cardiovascolare (ad esempio FANS e steroidei). Viceversa, il Methotrexatee e i nuovi farmaci biologici hanno dimostrato effetti neutri o addirittura favorevoli sul rischio cardiovascolare. Soprattutto, risulta positivo l’effettoanti-infiammatorio: la correzione dell’infiammazione, infatti, oltre a curare la patologia reumatica, riduce il rischio cardiovascolare. ▶ Quando è il momento di fare prevenzione? Fermo restando che la prevenzione dei fattori di rischio delle patologie cardiovascolari deve iniziare fin da giovani, la probabilità di sviluppare una malattia cardiaca si registra dai 40 anni in su, anche se non si escludono casi eccezionali. Quindi, superati i 40 anni, sarebbe opportuno fare alcuni esami ematochimici, un ECG e la visita da uno specialista. Per le donne, che sono protette dagli estrogeni durante la vita fertile, possiamo rimandare di 5-10 anni ma sicuramente vanno sottoposte ad accertamenti all’arrivo della menopausa. Dopo la menopausa hanno la stessa probabilità di un uomo di incorrere in un infarto o un ictus.

Possono le persone cardiopatiche affette da patologie reumatiche assumere serenamente il farmaco biologico?

L'efficacia antiinfiammatoria del farmaco biologico può avere effetti positivi anche sulla patologia cardiaca. Un problema particolare è rappresentato dai farmaci anti-TNF che restano non indicati nei pazienti con scompenso cardiaco grave perché quando sono stati utilizzati in pazienti con scompenso cardiaco grave e senza patologia reumatica, hanno avuto effetti negativi; viceversa nei pazienti con artrite reumatoide e scompenso cardiaco meno grave, gli anti-TNF non solo sono permessi ma potrebbero avere anche degli effetti positivi sulla cardiopatia. 

 

 

 

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