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Spondilite Anchilosante

  • Venerdì, 20 Gennaio 2017
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Spondilite Anchilosante

La spondilite anchilosante (SA) è una malattia reumatica infiammatoria cronica, di natura autoimmune, classificata nel gruppo delle spondiloartriti sieronegative

A cura del Dr Carmelo Zuccaro (Reumatologo)

Secondo gli attuali criteri di classificazione si distinguono:

SpA prevalentemente Assiali (axSpA)

  • Radiografiche (Spondilite Anchilosante)
  • Non-radiografiche (nr-axSpA)

SpA prevalentemente periferiche (pSpA)

  • Artrite Psoriasica
  • Artriti reattive e Sindrome di Reiter

SpA associate a malattie infiammatorie intestinali

  • Spondiloartriti Indifferenziate
  • Spondiloartrite Giovanile

In passato la Spondilite Anchilosante era conosciuta anche come “morbo di Bechterew”, “pelvispondilite anchilopoietica”, “spondiloartrite anchilosante”.

Si manifesta in soggetti geneticamente predisposti di giovane età (15-35 anni). Predilige gli uomini alle donne, con un rapporto di 9:1. Sono descritti, tuttavia, casi ad esordio tardivo (dopo i 40 anni).

Ancora oggi le cause e la patogenesi restano in gran parte sconosciute. Gli studi hanno confermato la parziale relazione tra l’allele HLA-B27 e la spondilite, con modalità di tipo poligenico, non sufficiente a scatenare la malattia. Il meccanismo più probabile di innesco del processo infiammatorio è la risposta alterata del sistema immunitario di un individuo geneticamente predisposto, verso un fattore ambientale, anch’esso non ancora identificato (es. infezioni batteriche).

La spondilite anchilosante è un’artropatia infiammatoria cronica caratterizzata dal tipico interessamento delle entesi (zone in cui tendini, capsule articolari e legamenti si inseriscono sull’osso) e delle articolazioni assiali (articolazioni sacro-iliache, colonna cervicale, dorsale e lombosacrale).

Anche le articolazioni periferiche possono essere interessate dal processo infiammatorio, in modo asimmetrico e con predilezione per le grosse articolazioni

La Spondilite Anchilosante si manifesta tipicamente con dolore localizzato alla regione sacrale e alle natiche, con possibile estensione verso la regione posteriore del ginocchio, in modo alternato (sciatica mozza basculante). Il dolore e la rigidità non migliorano con il riposo notturno, al contrario, peggiorano con il riposo e l’inattività e migliorano con il movimento. La sintomatologia compare in modo subdolo e progressivamente cronicizza in pochi mesi. È questa caratteristica del dolore che permette la distinzione del dolore infiammatorio della spondilite anchilosante dal dolore lombosacrale di natura meccanica che si osserva in corso di patologia degenerativa. In quest’ultimo caso, infatti, il dolore migliora con il riposo e peggiora con il movimento.

In altri casi la SA può presentarsi con una monoartrite agli arti inferiori.

La variante giovanile si manifesta prima dei 16 anni di età e può esordire con un’oligoartrite asimmetrica degli arti inferiori, simile a quella dell’artrite idiopatica giovanile, ponendo problemi di diagnosi differenziale. Le entesiti sono frequenti, soprattutto a livello dei piedi dove possono formarsi speroni calcaneali ed esostosi. In alcuni adolescenti, dopo alcuni anni dall’esordio, si manifestano la tipica sacroileite e la spondilite.

Le spondiloartriti giovanili spesso sono HLA B27 positive e si possono associare ad infiammazione acuta dell’occhio (occhio rosso) richiedendo una stretta collaborazione tra reumatologo ed oculista.

Tra le complicanze della SA vi sono la spondilodiscite, le fratture la coxite e la sindrome della cauda equina.

La spondilodiscite e dovuta alla continua e contemporanea infiammazione di un disco intervertebrale e delle vertebre adiacenti. Solitamente si manifesta con intenso dolore al rachide, che aumenta con il movimento.

Le fratture secondarie sono localizzate prevalentemente a livello cervicale e dorsale e sono causa di dolore vertebrale.

La sindrome della cauda equina può insorgere a causa del restringimento del canale vertebrale e manifestarsi con incontinenza urinaria e fecale, alterazioni dei riflessi femorali, peroneali e tibiali, a seconda del grado di compromissione delle radici sacrali.

La spondilite anchilosante può essere causa di segni e sintomi extrarticolari; possono essere colpiti gli occhi (uveiti), i polmoni, l’apparato cardiovascolare (aortiti,) i reni e le vie urinarie (amiloidosi, prostatite) e l’intestino (lesioni intestinali).

La spondilite anchilosante è caratterizzata dall’assenza del fattore reumatoide. Tra le indagini di laboratorio la VES e la PCR, indici di infiammazione aspecifici, possono risultare aumentati.

La diagnosi si fonda sulle manifestazioni cliniche e sulla conferma degli esami strumentali.

La radiologia convenzionale, per quanto adeguata nel rilevare le tipiche manifestazioni di malattia che si manifestano in fase avanzata, non è indicata per poter identificare i segni precoci del coinvolgimento assiale. Oggi la risonanza magnetica consente di indentificare la presenza della malattia ancora prima che si manifesti dal punto di vista radiografico e, perciò, in fase precoce.

Storicamente ricordiamo i criteri radiografici di NewYork modificati (sempre validi), secondo i quali è possibile porre diagnosi di spondilite anchilosante. In presenza di sacroileite bilaterale di II-IV grado o di sacroileite monolaterale di III-IV grado che si associa al dolore lombare che dura almeno da tre mesi, migliora con il movimento e non scompare con il riposo, oppure una limitazione funzionale del rachide sul piano sagittale e frontale, o la ridotta espansione del torace. È evidente che l’identificazione di questi segni e sintomi può solo avvenire in corso di patologia avanzata.

 

Esistono dei campanelli d’allarme?

Persone giovani, con lombalgia cronica che peggiora con il riposo e migliora con il movimento, che lamentano rigidità lombare mattutina della durata di almeno 30 minuti, con possibile risveglio per il dolore alla schiena nella seconda metà della notte, con sciatica mozza, devono contattare quanto prima il proprio medico curante.

 

Quali sono le terapie disponibili?

La terapia della Spondilite Anchilosante ha l’obiettivo di rallentare la progressione del danno articolare riducendo, così, l’intensità del dolore e la disabilità.

La scelta del regime terapeutico dipende dall’attenta valutazione dello stato di salute generale del paziente e del livello di attività della malattia. In generale, l’approccio terapeutico prevede l’impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei, farmaci di fondo come il methotrexate e la sulfasalazina, e farmaci biotecnologici.

La terapia fisica è essenziale e complementare a quella farmacologica. È consigliabile seguire programmi di ginnastica respiratoria, mobilizzazione del rachide e rieducazione funzionale con l’obiettivo di rinforzare l’apparato muscolare per contrastare le progressioni delle deformità.

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