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Artrosi

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Cosa è l'artrosi

Cos'è l'artrosi. Sintomi. Fattori che la favoriscono. Chi rischia. Prevenzione. La Borsite. I Fanghi nell'artrosi

A cura di Cesare Betti

 

Cos'è l'artrosi
L’artrosi è una malattia che provoca la degenerazione della cartilagine, il tessuto che riveste e protegge ogni articolazione. Si tratta di un processo in genere dovuto all’usura e alla perdita più o meno precocemente di elasticità delle strutture che compongono l’articolazione. In pratica, queste strutture in genere funzionano per 70-80 anni senza creare particolari problemi; a volte, però, si consumano più velocemente e iniziano a provocare fastidi anche molto spiacevoli.
Nella maggior parte dei casi, quando una persona pratica uno sport o fa un lavoro pesante, che impegna e affatica molto queste strutture, si verifica una degenerazione precoce dovuta alla maggiore usura. Altre volte, invece, la causa è la conseguenza di modificazione delle forme o a un’eccessiva loro debolezza presenti già dalla nascita, per cui la degenerazione strutturale è molto precoce.
L’artrosi quindi è una malattia cronica e degenerativa causata da modificazioni della struttura della cartilagine che con il tempo compromette l’intera struttura articolare. Tutto ha inizio da un assottigliamento della cartilagine: a causa di diversi fattori si frammenta e diventa irregolare. Le estremità delle ossa si avvicinano tra loro, schiacciando i nervi e facendo tendere i muscoli, mentre le ossa si deformano. Come risultato, il dolore aumenta sempre più, i movimenti diventano sempre meno sciolti e le articolazioni si irrigidiscono.

 

Quali sono i sintomi dell'artrosi
Dolore, rigidità articolare e difficoltà nel compiere certi movimenti sono i segni più importanti dell'artrosi.
Il dolore è la conseguenza della distruzione causato dalla malattia e dalla sollecitazione dei recettori del dolore. In genere, il dolore aumenta con il movimento e si riduce o scompare con il riposo. Quando l’artrosi interessa le articolazioni più importanti del corpo, il dolore aumenta di intensità soprattutto alla sera, dopo una giornata di lavoro e di sforzi, ma può comparire anche dopo il riposo o nell’alzarsi da seduti.
Purtroppo, non sempre il dolore compare all’inizio della malattia: a volte l’artrosi si manifesta senza alcun segno, e solamente in un secondo tempo, quando è già in fase avanzata si hanno i primi sintomi.
Spesso sono presenti anche contratture muscolari che, insieme alla rigidità delle articolazioni, rendono i movimenti ancora più difficili. La rigidità compare dopo un periodo di riposo, quando il malato rimette in movimento le sue articolazioni. In seguito, la rigidità tende ad aumentare, rendendo sempre più difficile la vita di queste persone.
All’inizio della malattia, la difficoltà a fare certi movimenti anche semplici è dovuta al fatto che il malato evita di compierli perché scatenerebbero il dolore, mentre negli stadi più avanzati, la riduzione dei movimenti è dovuta all’impossibilità di muoversi.

 

I fattori che la favoriscono
Se alla base dell’artrosi ci sono alterazioni biochimiche a carico della cartilagine, esistono anche alcuni fattori che possono essere considerati concause della malattia, cioè che facilitano la comparsa dell’artrosi e la peggiorano. Ecco i principali.
1) L’invecchiamento: il passare degli anni è uno dei fattori che causano questo problema. Come tutto l’organismo, anche le articolazioni vanno incontro a un processo naturale di degenerazione che non può essere arrestato. Questa condizione non significa però che tutte le persone di una certa età soffrano di questo problema, anzi: molte hanno articolazioni pressoché intatte.
2) Il troppo lavoro delle articolazioni: l’eccessivo lavoro delle articolazioni che dura da molti anni è un importante fattore nel causare l’artrosi, forse ancora più del passare del tempo. Il superlavoro, per esempio dovuto ad attività a rischio e all’obesità, incide sullo stato di salute delle articolazioni, deteriorandole.
3) Alcune malattie: soffrire di alcune malattie delle ghiandole o del metabolismo, per esempio il diabete, possono causare alterazioni nella stessa struttura dell’osso e della cartilagine, favorendo l’instaurarsi dell’artrosi.
4) I traumi e le fratture: se non vengono curati presto e nella maniera giusto, questi disturbi possono originare alterazioni a carico della struttura ossea e rappresentare un’importante causa scatenante l’artrosi.
5) I depositi di cristalli: la presenza di cristalli all’interno delle cartilagini è il risultato dell’aggregazione di alcune sostanze, come l’acido urico che, se presenti in grandi quantità nell’organismo, si depositano a livello articolare. La loro presenza irrita le strutture nervose e quelle articolari, facilitando l’instaurarsi dell’artrosi. Inoltre, questi depositi causano la liberazione di certi enzimi, che alterano la struttura della cartilagine, rendendola meno resistente agli sforzi.
6) I fattori genetici: esiste una particolare forma di ereditarietà dell’artrosi dovuta a un’alterazione della struttura chimica del collagene.

 

Chi rischia di più
A rischiare maggiormente di artrosi sono: gli anziani; le persone che hanno malattie genetiche alle ossa; gli obesi; gli sportivi che praticano un’attività fisica intensa; le persone che soffrono di malattie dl metabolismo; chi presenta disturbi meccanici (varismo, valgismo, asimmetria degli arti inferiori, scoliosi e così via); le persone che soffrono di malattie che favoriscono i depositi di sali di calcio e acido urico.

 

Il decalogo della prevenzione
Contrariamente a quanto si pensava in passato, l’artrosi non è più ritenuta un processo inevitabile e inesorabile legata all’età. L’evolversi delle conoscenze negli ultimi anni ha permesso di capire che la malattia è determinata da diversi fattori, alcuni dei quali non modificabili, come la predisposizione genetica, e altri controllabili, come l’obesità e gli stress meccanici.
1) Non rimanere inattivi: il movimento è fondamentale a qualsiasi età per mantenere le articolazioni stabili ed elastiche, per rafforzare la muscolatura e per proteggere la cartilagine articolare. Questo significa eliminare la pigrizia delle proprie abitudini di vita e adottare ogni giorno qualche piccolo trucco per fare un po’ di movimento: non prendere l’ascensore e fare le scale a piedi, parcheggiare l’auto a qualche minuto a piedi dall’ufficio, scendere dal bus prima della solita fermata, e così via.
2) Svolgere un’attività fisica adeguata: non essere pigri non è sufficiente per proteggere le articolazioni, ma occorre anche fare attività fisica con regolarità. L’importante è scegliere lo sport che consenta di muoversi in maniera armonica, come il nuoto, perché eccessivi stress meccanici possono influire negativamente sulle articolazioni. In caso contrario; si può scegliere la ginnastica a corpo libero o la bicicletta, mentre occorre cautela con la corsa.
3) Non sottovalutare il dolore: il dolore è un campanello d’allarme importantissimo, perché sta a indicare che le articolazioni stanno soffrendo e che sono state sottoposte a sforzi eccessivi. Se, invece, il dolore compare quando non si è svolta alcuna attività, una visita dal proprio medico di famiglia è d’obbligo.
4) Evitare gli sbalzi di temperatura: i repentini cambiamenti di temperatura possono creare problemi alle articolazioni. Gli sbalzi termici facilitano le contratture muscolari, che agiscono in maniera negativa su due fronti: da una parte, provocano dolore; dall’altra, per tentare di avere sollievo, la persona è portata naturalmente ad assumere posture sbagliate, che peggiorano il problema dell’artrosi.
5) Evitare i traumi: i grandi traumi oppure i piccoli traumi ripetuti nel tempo possono dare disturbi alle articolazioni, peggiorando di molto l’evoluzione dell’artrosi. Questa precauzione vale soprattutto per chi svolge un lavoro a rischio, come operai, carpentieri, lavoratori edili. Queste persone usano ogni giorno strumenti che stimolano in maniera non corretta le articolazioni, come il martello pneumatico, e utilizzare gli equipaggiamenti protettivi sulla sicurezza sul lavoro.
6) Farmaci su consiglio del medico: in caso di un dolore articolare acuto, è bene fare attenzione prima di ricorrere ai farmaci di automedicazione. Poiché il dolore è un campanello d’allarme molto importante, farlo “tacere” con i farmaci antidolorifici può essere pericoloso, anche perché si rischia di prendere un farmaco non adatto. Dopo una diagnosi corretta, invece, il medico potrà indicare il rimedio migliore.
7) Mantenere una postura corretta: in auto, in ufficio e in casa è bene non forzare le articolazioni con posizioni sbagliate: gli stress meccanici sono cause importanti di artrosi. Se si lavora al computer, per esempio, bisogna avere sedie con uno schienale alto e poggiagomiti. È importante anche non mantenere troppo a lungo la stessa posizione, ma cambiarla, per ridurre la rigidità di muscoli e articolazioni.
8) Mantenere il peso forma: l’obesità influisce negativamente sulla malattia, perché maggiore è il peso, maggiore è il carico sopportato dalle articolazioni, in particolare di ginocchia, colonna vertebrale e piedi. Con il tempo, anche soltanto cinque chili in più possono essere pericolosi. Mantenere il peso-forma è fondamentale per contrastare la progressione della malattia.
9) Mangiare frutta e verdura: un’alimentazione sana, ricca di frutta e verdura, permette di introdurre sostanze antiossidanti (come le vitamine A, C, E, il selenio e lo zinco), che contrastano in modo deciso la formazione di radicali liberi, dannosi per la cartilagine. Importante consumare ogni giorno 2 porzioni abbondanti di verdura di vario tipo e 2-3 frutti di stagione.

 

La borsite
Colpisce uomini e donne, in genere nell’età adulta. Non predilige particolari categorie di lavoratori, a esclusione di chi per lavoro è costretto ad appoggiare spesso i gomiti sul tavolo oppure a stare in ginocchio. Si tratta della borsite, cioè l'infiammazione delle borse, quei cuscinetti pieni di liquido viscoso e filante che serve a proteggere le strutture delle articolazioni più complesse, come quelle di spalle, ginocchia, gomiti e caviglie. Antiestetica e fastidiosa, nella maggior parte dei casi quest’infiammazione si manifesta con gonfiore, rendendo difficoltosi i movimenti anche più semplici.

 

Cosa sono le borse?
«Le borse sono strutture molto simili a palloncini che servono ad ammortizzare i movimenti più bruschi delle combinazioni tra le varie ossa che formano le articolazioni oppure a riparare da forti colpi (come una caduta a terra)», spiega il professor Giulio Bonivento, specialista in ortopedia e traumatologia all’ospedale Maggiore di Trieste.
Sono oltre 150 le borse che si trovano distribuite nell’organismo, ricoperte da tendini e muscoli. Senza di loro, tendere un braccio, inginocchiarsi oppure flettere le caviglie sarebbe molto più complicato, oltre che pericoloso. Ma della notevole importanza di queste strutture ci si accorge soltanto quando si infiammano.

 

Ma come si riconosce una borsite?
«I segni della borsite sono quelli caratteristici di un'infiammazione: la parte diventa rossa, si gonfia e fa male, impedendo di compiere spesso anche i movimenti più semplici. Nei casi più seri, può comparire anche febbre», continua il professor Giulio Bonivento. Caratteristico delle borsiti è, comunque, quello di provocare un vivo dolore ai movimenti delle articolazioni, che a volte risultano quasi bloccate. «In pratica, a occhio nudo la borsa non si vede né si sente; inizia, invece, a essere fastidiosa quando è infiammata e dà segni della sua presenza con una tumefazione antiestetica, di colore rossastro e dolorosa». Le più frequenti sono le borsiti superficiali, quelle alle ginocchia e ai gomiti, mentre più rare sono le borsiti profonde, quella alle spalle.

 

Due tipi di cause
Oltre che essere presenti già alla nascita, le cause dell’infiammazione si suddividono in asettiche e in settiche. Le prime hanno in genere cause traumatiche (come piccole lesioni ripetuti nel tempo o a una caduta a terra), le seconde sono dovute a punture di insetto o alla penetrazione di corpi estranei all’interno della borsa. «Come conseguenza, si verifica un attrito tra le varie parti delle ossa presenti all’interno dell’articolazione che può infiammare la borsa e un “inquinamento” del liquido che si trova dentro la borsa che, per sua natura, è sterile», precisa il professor Giulio Bonivento. In entrambi i casi, una borsite trascurata o mal curata rischia di diventare cronica e degenerare.

 

Chi rischia di più
In genere, se l'infezione è trascurata, passa dalla fase acuta a quella sub-acuta e poi a quella cronica: a questo punto, il danno all’articolazione è permanente. Il sacchetto che forma la borsa è formato da tessuto leggerissimo, ma quando si rompe o nel liquido penetra un corpo estraneo, si ispessisce e da oleoso diventa sempre più denso, fino a diventare molto simile a un gel. «Ci sono atteggiamenti e professioni più a rischio di altre di borsite, per esempio chi appoggia gli avambracci su tavoli e scrittoi, logorando con facilità le borse sotto i gomiti, oppure chi è costretto a lavorare in ginocchio per lungo tempo», avverte lo specialista.

 

Come si scopre
Come si evidenzia una borsite? Per prima cosa, il medico interroga la persona chiedendole quando ha incominciato ad avvertire i primi dolori, la loro intensità e la loro durata. In seguito, lo specialista esegue un accurato esame medico, sottoponendo il malato ad alcune semplici manovre in grado di svelare l’eventuale presenza di attrito. Utile è anche eseguire alcuni esami radiologici (come radiografie dell’articolazione malata, per evidenziare alterazioni ossee responsabili del disturbo. Molto spesso si possono osservare anche calcificazioni, cioè depositi di sali di calcio, conseguenza di microtraumi ripetuti e responsabili del formarsi di borsiti.

 

Se c'è l'infezione
Nelle fasi acute, la cura è quella contro le infiammazioni: antinfiammatori, meglio se non steroidei (cioè senza cortisone), detti Fans. «Per le forme non complicate da processi infettivi, si può ricorrere anche alle infiltrazioni», puntualizza il professor Giulio Bonivento. «Si tratta di iniettare con un piccolo ago direttamente nell’articolazione dolente quantità di cortisone. Dopo 2-3 punture, in genere si ottiene un buon risultato, con scomparsa del dolore e ripresa dei movimenti».
Per le forme lievi, si può anche aspirare il liquido presente all’interno dell’articolazione con un ago sterile e poi iniettare il cortisone. Tuttavia, se possibile, sempre più spesso si sconsiglia di ricorrere a questo intervento per le eventuali complicazioni che possono derivarne, come il rischio di intollerabilità del farmaco. «Invece, quando la borsite è associata anche a febbre, si ricorre a una cura con antibiotici a largo spettro, cioè farmaci in grado di debellare il maggior numero possibile di germi. Ma un po' di sollievo può venire anche dall'applicazione di farmaci tramite ionoforesi, tecnica che consiste nello sfruttare la corrente elettrica per far penetrare meglio nella zona malata alcuni farmaci».

 

A volte serve il bisturi
Nei casi più seri, quando l’infiammazione tende a diventare cronica e solamente se la borsite provoca disturbi sia funzionali sia estetici, l'unica soluzione è l'intervento chirurgico di asportazione della borsa, che in ogni caso non provoca alcun deficit dell’articolazione. Se l'operazione viene eseguita alla spalla, occorre l'anestesia generale; se è al gomito si può ricorrere all’anestesia del plesso brachiale, cioè circoscritta alla zona delle braccia e delle spalle; per il ginocchio e per la caviglia, invece, si ricorre all’anestesia del plesso-sacrale, che addormenta l'organismo dalla vita in giù. Queste tecniche chirurgiche prevedono dei blocchi anestetici, in cui l'iniezione dell'anestetico avviene direttamente nel nervo interessato all'innervazione di zone piuttosto vaste oppure nelle sue immediate vicinanze. L'operazione dura in genere circa 30 minuti e i punti vengono tolti dopo due settimane. La persona può tornare a muoversi normalmente dopo circa una settimana.
In altre parole, mentre per le fasi acute di borsite si tenta di spegnere l'infiammazione, per quelle croniche si cerca di evitare che i tessuti si deteriorino, facendo peggiorare le possibilità di movimento.

 

Subito il ghiaccio
La prima cosa da fare quando una persona si accorge di avere una borsite acuta è di mettere del ghiaccio avvolto in un panno sulla parte infiammata. Assolutamente da evitare, invece, è coprire la parte con borse di acqua calda o con coperte: l'infiammazione, che è già di per sé calda, si può calmare soltanto con il freddo. Meglio non sforzare braccia, gambe o spalle colpite da borsite. Dopo il primo intervento di cura fai-da-te, è bene consultare il medico e, se necessario, uno specialista. «Se fa male il gomito, si consiglia di legare il braccio al collo con un foulard, mentre se la borsite è al ginocchio o alla caviglia, si deve camminare con l'aiuto di uno o due bastoni. Infatti, continuare a forzare la parte infiammata, anche soltanto con il peso del corpo, fa aumentare il dolore e fa peggiorare le cose», conclude il professor Giulio Bonivento.

 

Precauzioni utili
Alcuni semplici stratagemmi possono ostacolare la comparsa di borsite oppure il ripetersi del disturbo. Ecco quelli più importanti. Non appoggiare per molto tempo un’articolazione su una superficie dura; in caso contrario, servirsi di imbottiture o di cuscini. Cambiare spesso posizione, alternando movimenti ripetitivi a brevi periodi di riposo. Irrobustire i muscoli praticando una regolare attività fisica in grado di proteggere le articolazioni da future lesioni.

 

Fanghi nella cura dell'artrosi
È una cura nota da molto tempo, che risale agli antichi romani, ma ancora oggi molto valida. L’uso dei fanghi determina notevoli miglioramenti in molte malattie a carico di muscoli e articolazioni, in particolare nella cura dell'artrosi.
«Anche se non si può dire che siano in grado di sostituire altri trattamenti, essi contribuiscono a migliorare la situazione generale», spiega il professor Marco Vitale, direttore dello S.Bi.Bi.T. (Dipartimento di scienze biomediche, biotecnologiche e traslazionali) all’Università degli studi di Parma. «Di conseguenza, spesso consentono di ridurre l’uso dei farmaci antinfiammatori e, conseguentemente, i loro effetti collaterali».
Il trattamento dell’artrosi con i fanghi, infatti, è in grado di agire sulla frequenza degli episodi acuti, riducendone l’intensità e migliorando i sintomi tipici di questa malattia. Tale caratteristica è in grado di modificare in maniera statisticamente significativa il quadro clinico, migliorando la qualità di vita del malato e diminuendo la spesa socio-sanitaria.

 

Malattia delle articolazioni
L'artrosi è una malattia degenerativa, che provoca un costante processo di degradazione della cartilagine, il tessuto che ricopre le superfici articolari delle ossa. La cartilagine così si assottiglia, si frammenta e, di conseguenza, diventa una struttura irregolare. «In questo modo non è più garantita la fluidità di scorrimento delle estremità ossee, che si avvicinano tra di loro, e avvengono processi infiammatori che scatenano dolore», prosegue il professo Marco Vitale. «Con il tempo, le strutture osteo-articolari interessate tendono a deformarsi. Il liquido sinoviale presente all’interno dell’articolazione si riduce in quantità, e il tessuto osseo sottostante alla cartilagine interessata subisce alterazioni strutturali e funzionali rilevanti». Come risultato si hanno movimenti che diventano sempre meno sciolti, perché c'è dolore e più attrito tra le strutture dell’articolazione.

 

Quando sceglierli
Come tutte le cure termali, i fanghi vanno prescritti dal medico e non sono indicati in tutte le situazioni.
Sono vietati in caso di: arteriosclerosi cerebrale, alcune malattie cardiovascolari (scompenso cardiaco, angina pectoris instabile, infarto miocardico recente), emorragie, febbre, ipertensione o ipotensione marcate, grave osteoporosi, gravidanza, malattie renali acute, neoplasie, tubercolosi, ulcere agli arti inferiori. In alcuni malati, inoltre, possono essere vietati in caso di: anemia, deperimento, età avanzata, obesità, presenza di flebiti e di varici venose agli arti inferiori, alcune malattie dell’apparato digerente, cirrosi epatica; alcune malattie endocrine scompensate (diabete, ipertiroidismo), epilessia non controllata dalla terapia; malattie infettive in fase acuta.

 

Quali sono i benefici
«Oggi, un’ottima attività di ricerca in questo campo ha chiarito almeno alcuni meccanismi di azione del fango sulla patogenesi della malattia», riprende lo specialista. «L'applicazione dei fanghi determina un aumento del volume di sangue circolante nella zona colpita, modificazioni favorevoli della concentrazione di alcuni mediatori dell’infiammazione e liberazione di sostanze antidolorifiche naturali come le endorfine, che determinano una riduzione della sensazione del dolore. Il tutto favorisce un uso più naturale dell’articolazione colpita, ritardando la progressione della malattia in modo naturale».

 

Come avviene il trattamento
«La persona si stende su un lettino e viene coperta con uno strato di fango alto circa 10 centimetri, alla temperatura di 40-42 gradi, per 15-20 minuti», puntualizza Franco Cozzi, docente di Reumatologia e di medicina termale all’università degli Studi di Padova. «Soltanto il viso, la parte anteriore del torace e del collo, e un braccio rimangono scoperti. Il fango viene rimosso con una doccia tiepida di pulizia e il paziente si immerge poi per una decina di minuti in una vasca di acqua termale, alla temperatura di 37-38 gradi». A questo punto la persona si stende su un lettino e viene coperta con un panno per 30-40 minuti, andando incontro a una profusa sudorazione. Elimina così attraverso la pelle le tossine che con un meccanismo osmotico il fango ha fatto risalire dai tessuti profondi verso l’esterno. «La seduta di trattamento termina con un massaggio, oppure con l'immersione in una vasca di idromassaggio, i cui getti d’acqua stimolano tutti i punti della superficie corporea», prosegue lo specialista. «Per avere buoni risultati è necessario ripetere l'applicazione di fango quotidianamente per 12 giorni in due settimane; ideale sarebbe ripetere il ciclo di cura termale ogni sei mesi».

 

Che cosa contiene
La componente più importante del fango è l’acqua termale. «Le sue proprietà sono legate all’elevata temperatura e all’abbondante contenuto di sali minerali, in genere sodio e cloro (acque salse) oppure zolfo (acque sulfuree); l’acqua termale contiene inoltre numerosi oligoelementi, come ferro, rame, zinco, bromo, iodio, riprende il professor Franco Cozzi. «Si tratta di veri e propri bioattivatori, che l’acqua acquisisce durante il suo passaggio attraverso gli strati rocciosi del sottosuolo». Anche la straordinaria ricchezza in sali minerali dell’acqua di mare viene utilizzata nella preparazione di molti fanghi termali. La forte concentrazione di sodio e di cloro ne fa un ottimo rimedio contro i gonfiori. Dai fondali marini vengono estratte anche le alghe, di cui la più usata è la quercia marina, impiegata per migliorare la circolazione sanguigna, e la sabbia, miscuglio di argilla purificante e di sali minerali energizzanti.

 

Come si ottiene
Il fango termale è una mescolanza di acqua termale con argilla e con sostanze organiche, soprattutto proteine vegetali e lipidi. «La sua preparazione richiede un lungo periodo di contatto delle due componenti solide con l’acqua termale, che avviene nelle cosiddette vasche di maturazione di cui ogni stabilimento termale è dotato. Il processo dura almeno sei mesi», precisa il docente veneto. «Durante questo arco di tempo si verifica nelle vasche una proliferazione di alghe e di batteri termofili, che dà luogo a reazioni chimico-fisiche e biologiche che rendono il fango termale pronto per essere applicato sulla superficie corporea come impacco caldo». «Il fango diventa “maturo” ed è pronto per essere utilizzato quando l’argilla, impregnata di acqua termale, si è caricata dei suoi sali minerali e dei principi attivi della componente organica. Quindi, le virtù del fango derivano dalle caratteristiche fisico-chimiche e biologiche delle sue componenti e dalla adeguatezza della sua maturazione», conclude lo specialista.

 

Come si previene
La malattie artrosica si può prevenire seguendo piccoli e semplici accorgimenti alla portata di tutti: eseguire in maniera costante attività fisica; gli sport da preferire sono il nuoto e la ginnastica, ottimi strumenti di prevenzione dell'artrosi, perché potenziano i muscoli di tutto il corpo e mantengono “giovani” le articolazioni; eliminare le posture sbagliate e fare attenzione ai movimenti scorretti; possono provocare microtraumi ripetuti che alla lunga portano all'artrosi; disturbi della circolazione venosa agli arti inferiori spesso si associano all’artrosi delle ginocchia.
È importante sottoporsi agli esami che valutano la condizione di salute del circolo venoso, sia superficiale sia profondo; mantenere il peso forma; l’obesità è un importante fattore che facilita la comparsa dell’artrosi alla colonna vertebrale, alle anche e alle ginocchia, perché l’eccesso ponderale sovraccarica le articolazioni, favorendone l’usura. Buona regola di prevenzione è dimagrire in caso di sovrappeso corporeo.

 

La Fondazione FoRST
La Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale (FoRST) è una fondazione nata con l’obiettivo di garantire, attraverso le sue attività, il finanziamento di studi diretti alla dimostrazione dell’impatto che il termalismo può avere nel trattamento di molte patologie, anche di grande impatto a livello sia individuale, sia socio-economico.
«Nata nel 2003, FoRST a oggi conta il finanziamento di 33 studi, pubblicati su riviste indicizzate», dichiara Filippo Fernè, presidente della Fondazione. «In Europa solo la FoRST in Italia e la AFRETH in Francia, con cui abbiamo da tempo attivato una forte collaborazione, stanno compiendo progressi sempre più ampi per garantire al pubblico non solo le prestazioni di cura, ma anche di prevenzione, delle patologie più diffuse». «In particolare, FoRST si qualifica come organismo indipendente, senza fini di lucro e riconosciuta dallo Stato», continua Filippo Fernè. «La nostra principale missione è dedicarci alla promozione della ricerca nel campo della medicina termale. Per questo motivo, favorire la divulgazione di studi così importanti, è motivo di grande orgoglio, a dimostrazione della nostra capacità di generare e sostenere ricerca scientifica di qualità».
Per maggiori informazioni è possibile consultare: http://www.fondazioneforst.it/

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