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Artrite Psoriasica

Cosa è l'artrite psoriasica

Cos'è l'Artrite Psoriasica. Artrite Psoriasica e Cosmesi. Artrite Psoriasica e Gravidanza

A cura di Cesare Betti

Cos'è l'artrite psoriasica e quali sono i sintomiLa psoriasi è una malattia cronica della pelle che si manifesta con chiazze rossastre e rotondeggianti delimitate da margini netti. Con il tempo, le chiazze possono confluire e ricoprirsi di squame di colore bianco-argenteo. La malattia può colpire tutto il corpo, anche se le zone maggiormente interessate sono i gomiti, le ginocchia, il cuoio capelluto e la regione sacrale.
L'andamento è caratterizzato da riacutizzazioni, miglioramenti e persino remissioni durature, determinando un circolo vizioso che peggiora notevolmente la qualità di vita e aggrava il senso di isolamento e l’impatto psicologico dovuto alla malattia. Numerosi studi hanno dimostrato che è presente un’associazione tra psoriasi e artrite psoriasica che colpisce circa il 30% dei pazienti.

L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria cronica delle articolazioni associata a psoriasi cutanea o a familiarità per psoriasi. Colpisce entrambi i sessi soprattutto tra i 30 e i 50 anni. Anche se le cause sono sconosciute, è stata osservata una particolare predisposizione familiare: oltre il 40% delle persone con artrite psoriasica ha una storia familiare di psoriasi o di artrite psoriasica tra i parenti più stretti.
«L’artrite psoriasica compare in persone geneticamente predisposte, nelle quali il naturale sistema di difesa dell’organismo attacca articolazioni e pelle, a seguito di fattori scatenanti, come alcune infezioni», precisa Gianfranco Altomare, professore ordinario di Dermatologia, responsabile della dermatologia presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.
Le zone più colpite sono mani, caviglie e ginocchia, che diventano calde, tumefatte e dolenti, associate a prolungata rigidità mattutina. L’interessamento delle articolazioni è asimmetrico, e può svilupparsi lentamente, con sintomi lievi, oppure rapidamente e in forma seria. In alcuni casi si possono avere anche problemi agli occhi, che diventano arrossati e pruriginosi.
«Insieme a questi fenomeni, spesso si associa l’interessamento delle unghie, che si ispessiscono e a volte hanno un colore giallastro, con produzione di materiale secco e biancastro che si stacca dal bordo», riprende Gianfranco Altomare.
Per diagnosticare la malattia, è utile ricorrere alle radiografie, che mostrano specifiche alterazioni, soprattutto a carico di mani e bacino. Tuttavia, all’inizio la radiografia è poco utile, poiché le alterazioni fanno la loro comparsa solamente dopo mesi o anni dai sintomi. Più utile è l’ecografia, sia nelle prime fasi sia in quelle successive, in quanto ha una maggiore sensibilità nel mostrare segni di infiammazione alle articolazioni.
«Nei casi dubbi, si ricorre a un prelievo di liquido presente nella cavità articolare», conclude Gianfranco Altomare. «Quest’esame serve per distinguere una forma di artrite gottosa da una forma di artrite psoriasica, utile anche per impostare poi una corretta cura».

La cura
In genere, l’artrite psoriasica è una malattia caratterizzata da periodi di crisi alternati a periodi di benessere. Gli obiettivi della cura riguardano la riduzione del gonfiore e del dolore, nonché la prevenzione di eventuali danni alle articolazioni.
Particolarmente utili sono i cosiddetti farmaci di fondo (DMARDs), che però non agiscono subito, ma vanno presi per alcune settimane prima che si manifesta il loro effetto. In caso di riacutizzazione si possono usare per brevi periodi i farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), mentre il cortisone è indicato nelle forme molto serie, iniettandolo direttamente nell’articolazione infiammata, prendendolo per bocca, oppure sotto forma di iniezioni intramuscolo o endovena.

I trattamenti per la psoriasi lieve-moderata
Fondamentale per avere una vita normale per i malati con psoriasi di tipo lieve-moderata sono i trattamenti topici. Tuttavia, spesso la mancanza di efficacia delle cure e la loro scarsa maneggevolezza scoraggia i malati e ostacola l’adesione alla terapia. Si calcola, infatti, che una percentuale compresa tra il 39 e il 73% di chi soffre di psoriasi lieve-moderata non usi i farmaci prescritti per via del tempo necessario per applicarli e per la natura sgradevole dei prodotti. Non seguire la cura seguendo le indicazioni del medico riduce l’efficacia, con il risultato di perdita di fiducia nella cura e comparsa di effetti collaterali, come l’artrite psoriasica.
«Il calcipotriolo si è rivelato in grado di mantenere i risultati a lungo e con un buon profilo di sicurezza», afferma Sergio Chimenti, professore ordinario di dermatologia e venereologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. «Associato al betametasone, nell’arco di quattro settimane permette di ottenere una riduzione del 75% circa dell'estensione delle lesioni cutanee. Inoltre, nella formulazione in gel, di facile somministrazione e da usare una sola volta al giorno, favorisce il raggiungimento di una maggiore efficacia terapeutica».


ARTRITE PSORIASICA E COSMESI
Secondo un sondaggio condotto da A.DI.PSO., l’Associazione per la Difesa degli Psoriasici, la qualità di vita dei pazienti con psoriasi e con artrite psoriasica risulta seriamente compromessa. Secondo i risultati, infatti, è emerso che il 74% ha un impatto negativo sulla vita di relazione a causa di psoriasi e di artrite psoriasica, l’84% delle donne e il 41% degli uomini vede sempre influenzate dalla malattia le sue scelte in fatto di abbigliamento (che diventano il 92% per le donne e l’88% per gli uomini se si considera chi è influenzato sempre o qualche volta), il 63% si è privato della possibilità di fare attività sportiva, il 70% vede il proprio umore influenzato negativamente, l’86% si è sentito in imbarazzo almeno qualche volta per la reazione delle persone alla vista dei segni della malattia. Infine, il 42% è stato penalizzato o discriminato dal punto di vista delle opportunità di assunzione e/o di carriera a causa della psoriasi o dell’artrite psoriasica.

Il “Progetto PSO Beautiful”
Un valido aiuto per i malati di psoriasi e di artrite psoriasica arriva dal “Progetto PSO Beautiful”, promosso, oltre che da A.DI.PSO, anche da ADOI, l’Associazione dei Dermatologi Ospedalieri Italiani, da SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse. L’iniziativa è nata con lo scopo di aiutare i malati che spesso non seguono come dovrebbero le cure, perché il periodo di tempo che li separa dai risultati è spesso fonte di scoraggiamento.
«Il Progetto PSO Beautiful, come tutti i progetti orientati verso il malato di psoriasi non solo è importante, ma indispensabile per favorire e migliorare la qualità della loro vita», dichiarato la Presidente A.DI.PSO, Mara Maccarone. «Il problema principale è quello del confronto quotidiano con le persone che ci circondano negli ambienti di lavoro, nelle scuole, in palestra, dal parrucchiere e d’estate al mare e in piscina. Persino la scelta dell’abbigliamento condiziona pesantemente la vita quotidiana, preferendo nella stagione calda maniche lunghe e pantaloni. Anche le scelte sociali condizionano la vita relazionale dei malati, portandoli a evitare incontri e luoghi pubblici. La società di oggi, infatti, impone degli stereotipi in cui l’immagine estetica positiva viene considerata la componente principale nel pregiudizio dell’opinione pubblica. La psoriasi e l’artrite psoriasica vengono percepite dal pubblico in modo distorto, perché l’impatto negativo di tali malattie determina, oltre ai problemi psicologici, anche quelli estetici, soprattutto nella donna».

Un aiuto dalla cosmetica
Per fortuna, la diagnosi precoce permette che le cure abbiano maggiore efficacia proprio perché iniziate nelle fasi di esordio della malattia.
«Il paziente deve rivolgersi tempestivamente a un dermatologo, per non lasciar suonare a vuoto eventuali campanelli d’allarme, come l’interessamento delle unghie o lesioni difficilmente rilevabili da parte di un occhio inesperto, nonché per non avere complicazioni come l’artrite psoriasica», dichiara Ornella De Pità, Past President di ADOI. «La quasi totalità delle psoriasi si possono trattare efficacemente. In base alla serietà delle lesioni, sono disponibili prodotti topici, per le forme lievi-moderate, e farmaci sistemici, per le forme più importanti, in grado di tenere sotto controllo la malattia e assicurare una buona qualità di vita».
Il non seguire la cura secondo le indicazioni del medico riduce l’efficacia, con il risultato di una perdita di fiducia nella terapia da parte del paziente e di un aggravamento non soltanto della malattia, ma anche dei suoi costi.
Il maquillage correttivo è una tecnica cosmetica che può dare un aiuto concreto a questi malati nella copertura degli inestetismi, sia temporanei sia permanenti, in attesa dei miglioramenti dovuti ai trattamenti farmacologici. Nell’ambito del “Progetto PSO Beautiful” è stato realizzato un video-tutorial, dove la dermatologa Rosanna Barbati, responsabile di Dermatologia all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, insegna come usare questo tipo di maquillage correttivo.
Il maquillage correttivo, che non va considerato un’alternativa ai farmaci, può dare un aiuto concreto dal punto di vista psicologico per gli effetti positivi sulla percezione di sé», precisa Rosanna Barbati. «Possiamo considerare il maquillage correttivo un alleato delle diverse cure, da quelle topiche a quelle sistemiche, che usano derivati della vitamina A o farmaci immunosoppressori. Si tratta di un sostegno alla qualità di vita, che affianca senza sostituire in ogni caso le terapie».
Insieme a un opuscolo, il video-tutorial sul maquillage correttivo è disponibile sul sito www.psoriasionline.it, punto di riferimento per quanti soffrono di psoriasi e di artrite psoriasica.

ARTROPATIA PSORIASICA E GRAVIDANZA
Anche se l’artropatia psoriasica non ha particolari effetti su un’eventuale gravidanza, tuttavia è importante che la donna si trovi in fase di remissione della malattia o che essa sia sotto controllo fin dal momento del concepimento.

«È fondamentale programmare bene la gravidanza, perché alcune medicine che si assumono per tenere sotto controllo la malattia possono avere una potenziale tossicità sia per la madre sia per il feto», precisa Nicoletta Biglia, professore associato di ginecologia e ostetricia presso l’Università degli Studi di Torino. «Pertanto, in alcuni casi può essere necessario modificare la terapia farmacologica già alcuni mesi prima del concepimento stesso».

E una volta partorito, quali consigli dare a una donna che vuole allattare?
«Per quanto riguarda l’allattamento, in genere è indicato soltanto per un breve periodo di tempo, per consentire alla neomamma di riprendere la terapia farmacologica in tempi brevi ed evitare così eventuali riacutizzazioni della malattia», riprende Nicoletta Biglia. «Quando invece non è possibile evitare l’assunzione della terapia, si sconsiglia l’allattamento, per non esporre il piccolo a possibili effetti nocivi dovuti alle medicine. E’ meglio privilegiare le condizioni di salute della madre, così che possa accudire nel migliore dei modi il neonato».


USTEKINUMAB CONTRO L’ARTRITE PSORIASICA
I pazienti con artrite psoriasica hanno a loro disposizione una nuova cura. Si tratta di ustekinumab, nuovo principio attivo che ha da poco ottenuto l’approvazione e la rimborsabilità a carico del Servizio sanitario nazionale per questa malattia. Già approvato per la psoriasi, è il primo di una nuova classe di farmaci biologici disponibile per i pazienti con artrite psoriasica attiva.
«Grazie al suo innovativo meccanismo d’azione, ustekinumab agisce bloccando due citochine, l'interleuchina 12 e l'interleuchina 23, proteine prodotte da cellule del sistema immunitario», precisa Ignazio Olivieri, presidente della Società italiana di reumatologia. «Si tratta di un progresso nella cura dell’artrite psoriasica che potrebbe avere un ruolo più importante rispetto ai farmaci biologici disponibili. Rispetto agli altri farmaci biologici, iI vero vantaggio di ustekinumab è dato dal fatto che questo trattamento risulta più efficace sia sulla componente psoriasica sia su quella muscolo-scheletrica. La sua approvazione rappresenta non soltanto una nuova opportunità di cura per i pazienti, ma anche una nuova e interessante possibilità terapeutica in reumatologia», conclude Ignazio Olivieri.

Che cos’è ustekinumab e come agisce?
Ustekinumab è un anticorpo monoclonale IgG1κ interamente umano, che ha come obiettivo due molecole del sistema naturale di difesa dell’organismo, l'interleuchina 12 (IL-12) e l'interleuchina 23 (IL-23). Si tratta di due sostanze che hanno un importante ruolo nel sistema immunitario e che partecipano all'infiammazione e ad altri processi in grado di scatenare la psoriasi e l’artrite psoriasica. Agendo in tal senso, ustekinumab riduce l'attività del sistema immunitario e i sintomi della malattia.

Come viene somministrato ustekinumab?
Ustekinumab viene somministrato per via sottocutanea con una dose iniziale di 45 mg, seguita da un’altra dose di 45 mg dopo 4 settimane e, successivamente, ogni 12 settimane. In alternativa, nei pazienti con un peso corporeo superiore a 100 Kg possono essere usati 90 mg.
Se il medico lo ritiene opportuno, i pazienti possono somministrarsi da soli il farmaco, dopo aver ricevuto adeguate istruzioni sulla tecnica di iniezione sottocutanea e dopo aver spiegato loro di sottoporsi a periodici controlli.

APMAR

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